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Uno dei beni sequestrati

Uno dei beni sequestrati

"Pericolosità sociale", sequestro da due milioni alla famiglia Marturana

Il provvedimento ha riguardato numerosi beni immobili, mobili e rapporti finanziari di proprietà o nella disponibilità dei fratelli canicattinesi e della loro madre

È stato stimato in circa due milioni di euro il patrimonio sequestrato - in esecuzione di un provvedimento emesso dal tribunale di Agrigento che ha accolto la richiesta del questore Mario Finocchiaro - dalla polizia di Stato alla famiglia Marturana. Il provvedimento ha riguardato numerosi beni immobili, mobili e rapporti finanziari di proprietà o nella disponibilità dei fratelli canicattinesi Gaetano e Roberto Marturana e della loro madre Angela Luvaro. 

Ad essere sequestrati sono stati: tre appartamenti a Canicattì, uno a Torino, due magazzini a Canicattì, la quota di sei magazzini sempre a Canicattì, un magazzino in contrada Grottarossa a Caltanissetta, 4 particelle di terreno a Naro per una estensione di circa due ettari, 15 particelle a Grottarossa per una estensione di circa 7 ettari, la quota di 40 particelle a Naro per una estensione di circa 25 ettari, una cassetta di sicurezza, un conto corrente.

IL VIDEO: Sigilli ad appartamenti, magazzini e terreni 

Gli accertamenti economico patrimoniali alla base del sequestro sono stati effettuati dalla divisione Anticrimine della Questura di Agrigento, con il supporto del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Agrigento. L’esecuzione del sequestro è avvenuta in collaborazione con il commissariato di polizia di Canicattì.

LE INTERVISTE: Al questore Mario Finocchiaro e al comandante della Guardia di finanza, il colonnello Massimo Sobrà 

Nella richiesta del questore è stato evidenziato come i "Marturana - si legge in una nota stampa della Questura - esprimessero pienamente quella pericolosità sociale manifestatasi nella complessa vicenda criminale svelata dall'operazione denominata ‘Tie Break’, dalla quale gli stessi emergevano quali promotori, organizzatori o semplici partecipi di una associazione a delinquere dedita all’attività usuraia”. 

L'operazione "Tie Break" scattò nel settembre 1998. Fra i destinatari delle ordinanze anche Gaetano Gioacchino Marturana. Nel marzo del 2013, con sentenza della corte di appello di Palermo, Gaetano Marturana, Roberto Marturana ed Angela Luvaro "sono stati condannati rispettivamente il primo ad 8 anni, il secondo e la terza a 5 anni di reclusione - è sempre la Questura a ricostruire - per il reato di associazione a delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, alla ricettazione, alla detenzione illegale di armi ed esplosivi, al danneggimento, all'incendio, alla calunnia, alla truff, al falso.   

Gaetano Marturana, in particolare, venne riconosciuto - è stato ricostruito oggi in Questura - promotore ed organizzatore del sodalizio. 

I capi d’imputazione contestati ai diversi imputati del processo erano circa 50, in molti dei quali era coinvolto proprio Gaetano Marturana. “L’attività criminale principale – si legge nella nota della questura - era costituita dall’usura verso diverse “vittime”.

"I ripianamenti dei debiti usurai, maggiorati con gli interessi illegali, avveniva non soltanto attraverso la riconsegna di denaro liquido o di assegni, ma anche attraverso la costituzione di garanzie su beni immobili di proprietà delle vittime, nella fattispecie, promesse di vendite con contestuale rilascio di procure speciali a vendere a nome dei Marturana - prosegue la nota stampa della Questura di Agrigento - . In molti casi, poi, allorché le vittime non riuscivano a saldare i debiti usurai, - si legge ancora - si verificava, effettivamente, la ‘vendita’ a Marturana o ad altri suoi familiari del bene immobile oggetto della garanzia a prezzi enormemente inferiori al valore di mercato o, addirittura, senza alcun corrispettivo reale per il venditore-vittima”.

 

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