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Commemorazioni / Fontanelle

Uccisa dalla malaria a 44 anni: Loredana Guida vive ancora nel sorriso del bambini che giocheranno nel "suo" parco

La sorella Luisa: "Questa piazza vedrà ogni anno, il 25 aprile, le tavolate di San Giuseppe per gli indigenti e quelli che hanno bisogno. Lo faremo per i poveri, faremo i classici 'pignatuna' tutto quello che la tradizione ci ha insegnato"

Probabilmente si sarebbe incazzata. Non amava essere messa in mezzo e meno che mai essere idolatrata. Ma al solo vedere quei tanti bambini che - fra altalena, scivolo e giostre - sorridevano, avrebbe sussurrato, sorridendo anche lei, "andiamo avanti, qualcuno è felice". Terzo compleanno, quello di oggi, senza che Loredana Guida - la giornalista e insegnante uccisa dalla malaria - sia in vita. Una giornata di dolore, l'ennesima, per i familiari e per quanti continuano a piangere la sua scomparsa, che s'è trasformata però in un concreto atto di amore. Amore per Agrigento e per il quartiere di Fontanelle dove è stato, appunto, inaugurato in memoria di Loredana Guida, "Il parco del sorriso".

"Questa piazza vedrà ogni anno, il 25 aprile, le tavolate di San Giuseppe per gli indigenti e quelli che hanno bisogno. Lo faremo per i poveri, faremo i classici 'pignatuna' tutto quello che la tradizione ci ha insegnato" - ha annunciato subito dopo la scopertura della targa, finanziata personalmente dall'assessore comunale Maria Grazia Lala, la sorella di Loredana Guida: Luisa - . 

Il sorriso di Loredana Guida vive a Fontanelle, le sorelle: "Il nostro sogno è continuare a fare del bene in sua memoria"

Fontanelle ricorda la giornalista Loredana Guida nel giorno del suo compleanno

Aiuto per i più poveri, per chi ha bisogno, per i più piccoli che tanto amava Loredana. Ma anche ricerca della verità, quella che serve ancora per stabilire se nella morte di Loredana, avvenuta a soli 44 anni per malaria, vi siano o meno delle responsabilità - negligenze - mediche. 

Poco prima del taglio del nastro, è stato "presentato" a quanti, questo pomeriggio, fra lacrime e ricordi, erano a Fontanelle un albero di ulivo piantumato in segno di pace e quale regalo di compleanno per Loredana. "Sorriso e pace che dobbiamo cercare non solo nel prossimo, ma anche in noi stessi" - ha detto don Andrea - . Due simboli che hanno rievocato, ed a pieno, Loredana. "Nel suo piccolo, Loredana ha dato un esempio - ha detto il sindaco Franco Micciché - . Ero suo amico senza averla mai conosciuta, quando sono stato dal 2015 al 2017 assessore. Siamo stati amici, ci sentivamo ogni giorno per notizie che competevano il mio assessorato. Loredana era elegante professionalmente. Quell'eleganza e quella signorilità che veramente l'hanno contraddistinta nel cuore di ognuno di noi".  

Probabilmente si sarebbe incazzata questo pomeriggio se solo avesse visto così tanta commozione. Loredana era sensibile e dolce, ma era una guerriera, una persona che, almeno in apparenza, non amava  le ostentazioni. Il pomeriggio odierno lo avrebbe "digerito" con ironia, come al suo solito. Perché alla fine era prevalsa la generosità e perché le coscienze e i gesti concreti di tanti, per "risvegliare" un angolo di città, si erano mobilitate. "Francesco e Gero sono riusciti a fsre le fioriere; Alessia, Luisa e Daria le hanno voluto pitturare e Gabriella Fanara le ha volute decorare con i disegni del 'Piccolo principe'. Poi è arrivato il turno di Fabio, Nino e Pasquale che hanno voluto adattare quelle aiuole, con il contributo condiviso del Lions - ha spiegato Vito Lauricella, presidente del comitato di quartiere Fontanelle - . Il bello di questa esperienza è che tutti si sono sentiti parte di qualcosa. Ed bello anche ricordare Loredana. Ringraziamo l’Ars e l’amministrazione per il loro supporto, ringraziamo l’Arma dei carabinieri che è presenza dello Stato in un’iniziativa sana. Ringrazio Cartapesta, Sergio Criminisi, la parrocchia con don Andrea e don Carmelo. Lo slogan che: 'Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontani".

Probabilmente si sarebbe incazzata. Ma le sarebbe passata subito, come sempre accadeva, perché "ubi maior" - diceva spesso durante la sua quotidianeità - . 

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