"Verbale di incidente falsificato per proteggere maresciallo", no della difesa alle intercettazioni

Due poliziotti, il padre di un giovane automobilista e il luogotenente dei carabinieri Luigi Marletta, ex comandante della stazione di Palma, rischiano di finire a processo

“Le intercettazioni non sono utilizzabili perché disposte nell’ambito di un altro procedimento”. La difesa prova subito a giocarsi una carta decisiva perché l’inchiesta scaturì proprio da un’intercettazione casuale. Due poliziotti, il padre di un giovane automobilista coinvolto in un incidente stradale e il luogotenente dei carabinieri Luigi Marletta, ex comandante della stazione di Palma, rischiano di finire a processo.

L’accusa è quella di avere redatto un falso verbale per occultare la circostanza che il sottufficiale dell’Arma, che aveva avuto un incidente stradale, andava in giro con un ciclomotore senza revisione e assicurazione. Il pubblico ministero Elenia Manno ha chiesto il rinvio a giudizio per il carabiniere, di origini catanesi, per i poliziotti del commissariato Gaetano Scarpello, 37 anni e Alessio Guzzo, 35 anni, e per Angelo Romano, 47 anni. A decidere se disporre il rinvio a giudizio, sempre se i difensori (gli avvocati Santo Lucia, Francesco Scopelliti, Antonino Catania, Alfonso Neri e Salvatore Pennica) non chiederanno un rito alternativo, sarà il giudice dell’udienza preliminare Francesco Provenzano. Ieri c’è stato il primo passaggio in aula e la difesa ha subito sollevato una questione procedurale. “Il codice prevede che le intercettazioni disposte nell’ambito di un altro procedimento si possano utilizzare solo se è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, circostanza che non ricorre in questo caso”.

Una compagnia assicurativa che gestì le pratiche di risarcimento legate all’incidente, inoltre, ha chiesto di costituirsi parte civile. Il giudice si è riservato su tutto e deciderà all’udienza del 2 maggio. Le accuse contestate sono di omissione in atti di ufficio e, per i soli poliziotti, di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico. La vicenda risale al 19 ottobre del 2017. Marletta, a bordo di uno scooter senza assicurazione e revisione, sarebbe andato a sbattere contro una “mini auto” di piccola cilindrata guidata da un ragazzo minorenne, figlio di Angelo Romano. Marletta restò ferito anche in maniera piuttosto seria ma, sostiene l’accusa, si sarebbe preoccupato, con la complicità di Romano, di chiedere ai poliziotti di “aggiustare” il verbale. In particolare, secondo l’accusa, avrebbero omesso di effettuare gli accertamenti tecnici dai quali sarebbe arrivata l’inevitabile prova del coinvolgimento del sottufficiale. La vicenda fu scoperta perché Marletta avrebbe parlato al telefono con Romano che era intercettato nell'ambito di un altro procedimento. La difesa, adesso, chiede di non utilizzare questa prova. 

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