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Martedì, 7 Febbraio 2023
Tribunale / Palma di Montechiaro

Due tentati omicidi dopo lite al bar: in sei davanti ai giudici

Al via il processo per la notte da far west del 12 giugno del 2018: la sparatoria fu ascoltata per caso dalle microspie della polizia. Altri due imputati hanno scelto il giudizio abbreviato

Un litigio al bar, la colluttazione e l'inseguimento con sparatoria che, solo per caso, non provoca un morto. La vittima, anzichè denunciare, si arma e tenta di vendicare l'agguato, un cugino cerca di fermarlo e viene colpito da un colpo di pistola. Poi vittima, amici e familiari tentano di sviare i poliziotti.

Per sei degli otto palmesi protagonisti della notte da far west del 12 giugno del 2018 ha preso il via il processo. Gli imputati inizialmente erano otto: Francesco Gueli, 45 anni; Giuseppe Incardona, 65 anni; Gianmarco Onolfo, 30 anni; Leandro Onolfo, 28 anni; Calogero Onolfo, 60 anni; Elisa Immacolata Conti, 25 anni; Gioacchino Ingiaimo, 50 anni e Alessandro Gueli, 36 anni.

Francesco e Alessandro Gueli, attraverso il proprio difensore, l'avvocato Francesco Scopelliti, hanno chiesto il giudizio abbreviato. Gli altri sei (difesi dagli avvocati Giuseppe Vinciguerra, Antonino Gaziano e Santo Lucia) sono stati, invece, rinviati a giudizio. 

Il processo ha preso il via davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato. Dopo l'ammissione dei mezzi di prova di tutte le parti, l'udienza è stata aggiornata al 16 febbraio per l'audizione dei primi testi.

Tutto sarebbe partito da una lite avvenuta al bar con Francesco Gueli che avrebbe colpito in pubblico, con uno schiaffo, Incardona. Quest'ultimo prende la sua Mercedes e insegue Gueli a bordo di una Panda sparandogli addosso almeno dieci colpi di pistola, uno dei quali si ferma sullo schienale. Gueli, anzichè denunciare Incardona, occulta la macchina e si consulta con i familiari per organizzare la vendetta.

Poi incontra per strada un conoscente, intercettato per altre vicende, che ha il gps e le microspie piazzate nell’auto. La squadra mobile ascolta in diretta il racconto di Gueli che dice che Incardona gli aveva sparato addosso e vuole vendicarsi.

Infine l’incontro con altri familiari. Il cugino Leandro Onolfo forse cerca di disarmarlo ma la pistola viene azionata e un proiettile lo colpisce sul costato: l'uomo si salverà dopo l'asportazione di milza e rene. L'arma sarebbe stata poi occultata da Alessandro Gueli, mentre gli altri cinque indagati sono accusati di favoreggiamento perchè avrebbero mentito ai poliziotti per cercare di evitare l'arresto di Francesco Gueli. 
 

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