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Da sinistra Gueli e Incardona

Da sinistra Gueli e Incardona

L'agguato ai danni del cugino, indagato fa trovare l'arma e ottiene i domiciliari

Il gip Stefano Zammuto sostituisce la misura cautelare dopo le parziali ammissioni nel corso di un interrogatorio

Il quarantaduenne di Palma di Montechiaro, Francesco Gueli, arrestato il 13 giugno con l'accusa di tentato omicidio ai danni del cugino Leandro Onolfo, 25 anni, fa ritrovare l'arma nell'abitazione della madre e il gip Stefano Zammuto gli sostituisce la custodia in carcere con gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Il giudice ha accolto la richiesta dei difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo e Santo Lucia, nonostante il parere contrario dei pm.

Il procuratore Patronaggio: "Abbiamo evitato una strage"

Il provvedimento, in precedenza, era stato confermato dal riesame. Niente ricorso al tribunale della libertà, invece, per Giuseppe Incardona, 52 anni: il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Vinciguerra, non ha impugnato l'ordinanza. Tutto sarebbe nato per un banale litigio al bar fra Gueli e Incardona. Il primo, in particolare, sarebbe intervenuto in una discussione fra Incardona e il cognato prendendo le difese di quest'ultimo. Ne sarebbe, quindi, scaturita una colluttazione. Incardona a bordo di una Mercedes insegue la Panda sulla quale si trova Gueli che resta illeso nonostante il suo rivale gli abbia sparato addosso numerosi colpi.

Gli indagati restano in carcere

Gueli, anzichè denunciare Incardona, occulta la macchina e si consulta con i familiari per organizzare la vendetta. Poi incontra per strada un conoscente, intercettato per altre vicende, che ha il gps piazzato nell’auto. La squadra mobile ascolta in diretta il racconto di Gueli che dice che Incardona gli aveva sparato addosso e vuole vendicarsi. L’amico cerca di convincerlo a desistere. Poi l’incontro con altri familiari. I poliziotti sentono in diretta gli spari, poco distanti dall’auto, per strada. Onolfo viene colpito, forse per sbaglio, e va in ospedale con un rene e la milza spappolati. 

Si studia la traiettoria dei colpi

Nelle scorse settimane Gueli ha chiesto di essere sentito dai pubblici ministeri Alessandra Russo e Simona Faga alle quali ha spiegato che il colpo è partito per sbaglio, perchè Onolfo ha cercato di disarmarlo. Decisiva, ai fini dell'attenuazione della misura cautelare, l'indicazione del luogo dove si trovava l'arma (l'abitazione di campagna della madre) che è stata recuperata in tempo reale dopo che i pm hanno avvisato la squadra mobile. 

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