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Da sinistra Gueli e Incardona

Da sinistra Gueli e Incardona

L'agguato di Palma, la difesa al riesame: "Gueli non voleva uccidere"

Secondo i legali "il colpo è partito per sbaglio", l'ultima parola spetta alla Cassazione

“Il colpo è partito per sbaglio, non aveva alcuna intenzione di uccidere il cugino Leandro Onolfo, è stato un incidente perché il giovane che restò ferito voleva disarmarlo ed è partito il colpo”. La difesa del quarantaduenne di Palma di Montechiaro, Francesco Gueli, arrestato il 13 giugno con l'accusa di tentato omicidio ai danni del parente, chiede alla Suprema Corte di tornare libero. I suoi difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo e Santo Lucia, hanno impugnato l’ordinanza di custodia cautelare e ieri mattina è stato discusso in aula il loro ricorso.

I giudici decideranno nelle prossime ore. L’8 gennaio, sempre a Roma, nella sede del Ris, è stata, invece, esaminata l’arma che ha fatto ritrovare nell’abitazione della madre nelle scorse settimane. Subito dopo questo episodio, il gip Stefano Zammuto gli ha sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Adesso l’ordinanza, confermata dal tribunale del riesame, passa al vaglio della Cassazione per il giudizio finale. Niente ricorso al tribunale della libertà, invece, per l’altro arrestato, Giuseppe Incardona, 52 anni: il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Vinciguerra, non aveva impugnato l'ordinanza. Tutto sarebbe nato per un litigio al bar fra Gueli e Incardona. Il primo, in particolare, sarebbe intervenuto in una discussione fra Incardona e il cognato prendendo le difese di quest'ultimo. Ne sarebbe, quindi, scaturita una colluttazione.

Incardona, a bordo di una Mercedes insegue la Panda sulla quale si trova Gueli che resta illeso nonostante il suo rivale gli abbia sparato addosso numerosi colpi. Gueli, anzichè denunciare Incardona, occulta la macchina e si consulta con i familiari per organizzare la vendetta. Poi incontra per strada un conoscente, intercettato per altre vicende, che ha il gps e le microspie piazzate nell’auto. La squadra mobile ascolta in diretta il racconto di Gueli che dice che Incardona gli aveva sparato addosso e vuole vendicarsi. L’amico cerca di convincerlo a desistere. Poi l’incontro con altri familiari. I poliziotti sentono in diretta gli spari, poco distanti dall’auto, per strada. Onolfo viene colpito e va in ospedale con un rene e la milza spappolati. Secondo gip e riesame “l’errore nella fase esecutiva del delitto” integra, comunque il reato di tentato omicidio. L’ultima parola spetta alla Cassazione. 

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