"Sparò al cugino dopo notte da far west", il caso approda in Cassazione

Il quarantaduenne Francesco Gueli, arrestato il 13 giugno con l'accusa di tentato omicidio ai danni del cugino Leandro Onolfo, 25 anni, chiede alla Suprema Corte di tornare libero: il Ris esamina l'arma che ha fatto ritrovare

Da sinistra Gueli e Incardona

In Cassazione si discute l’ordinanza di custodia cautelare e il Reparto di investigazioni scientifiche dell’Arma dei carabinieri si occuperà di analizzare la pistola che lui stesso ha fatto ritrovare ottenendo, nelle scorse settimane, l’attenuazione della misura cautelare.

L'agguato ai danni del cugino, indagato fa trovare l'arma e ottiene i domiciliari

Il quarantaduenne di Palma di Montechiaro, Francesco Gueli, arrestato il 13 giugno con l'accusa di tentato omicidio ai danni del cugino Leandro Onolfo, 25 anni, chiede alla Suprema Corte di tornare libero. I suoi difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo e Santo Lucia, hanno impugnato l’ordinanza di custodia cautelare e il 16 gennaio discuteranno in aula il loro ricorso. L’8 gennaio, sempre a Roma, nella sede del Ris, sarà invece esaminata l’arma che ha fatto ritrovare nell’abitazione della madre nelle scorse settimane. Subito dopo questo episodio, il gip Stefano Zammuto gli ha sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Adesso l’ordinanza, confermata dal tribunale del riesame, passa al vaglio della Cassazione per il giudizio finale. 

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Niente ricorso al tribunale della libertà, invece, per l’altro arrestato, Giuseppe Incardona, 52 anni: il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Vinciguerra, non aveva impugnato l'ordinanza. Tutto sarebbe nato per un banale litigio al bar fra Gueli e Incardona. Il primo, in particolare, sarebbe intervenuto in una discussione fra Incardona e il cognato prendendo le difese di quest'ultimo. Ne sarebbe, quindi, scaturita una colluttazione. Incardona, secondo la ricostruzione dell’episodio fatta dagli inquirenti, a bordo di una Mercedes insegue la Panda sulla quale si trova Gueli che resta illeso nonostante il suo rivale gli abbia sparato addosso numerosi colpi. Gueli, anzichè denunciare Incardona, occulta la macchina e si consulta con i familiari per organizzare la vendetta. Poi incontra per strada un conoscente, intercettato per altre vicende, che ha il gps e le microspie piazzate nell’auto. La squadra mobile ascolta in diretta il racconto di Gueli che dice che Incardona gli aveva sparato addosso e vuole vendicarsi. L’amico cerca di convincerlo a desistere. Poi l’incontro con altri familiari. I poliziotti sentono in diretta gli spari, poco distanti dall’auto, per strada. Onolfo viene colpito e va in ospedale con un rene e la milza spappolati. 

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