Notte da far west con due feriti a pistolettate, chiusa l'inchiesta: 8 indagati

La Procura si appresta a mandare a processo i due presunti autori dei tentati omicidi e i fiancheggiatori

Da sinistra Francesco Gueli e Giuseppe Incardona

Un litigio al bar, la colluttazione e l'inseguimento con sparatoria che, solo per caso, non provoca un morto. La vittima, anzichè denunciare, si arma e tenta di vendicare l'agguato, un cugino cerca di fermarlo e viene colpito da un colpo di pistola. Poi vittima, amici e familiari tentano di sviare i poliziotti.

Il pubblico ministero Alessandra Russo ha chiuso l'inchiesta e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per otto palmesi protagonisti della notte da far west del 12 giugno del 2018 e dei successivi giorni in cui sarebbero state sviate le indagini. Si tratta di Francesco Gueli, 44 anni; Giuseppe Incardona, 64 anni; Gianmarco Onolfo, 29 anni; Leandro Onolfo, 27 anni; Calogero Onolfo, 59 anni; Elisa Immacolata Conti, 24 anni; Gioacchino Ingiaimo, 49 anni e Alessandro Gueli, 35 anni. I difensori (difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo, Santo Lucia e Giuseppe Vinciguerra) avranno adesso venti giorni di tempo per provare a convincere il pm a non chiedere il rinvio a giudizio.

Tutto sarebbe partito da una lite avvenuta al bar con Francesco Gueli che avrebbe colpito in pubblico, con uno schiaffo, Incardona. Quest'ultimo prende la sua Mercedes e insegue Gueli a bordo di una Panda sparandogli addosso almeno dieci colpi di pistola, uno dei quali si ferma sullo schienale. Gueli, anzichè denunciare Incardona, occulta la macchina e si consulta con i familiari per organizzare la vendetta. Poi incontra per strada un conoscente, intercettato per altre vicende, che ha il gps e le microspie piazzate nell’auto. La squadra mobile ascolta in diretta il racconto di Gueli che dice che Incardona gli aveva sparato addosso e vuole vendicarsi.

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Poi l’incontro con altri familiari. Il cugino Leandro Onolfo forse cerca di disarmarlo ma la pistola viene azionata e un proiettile lo colpisce sul costato: l'uomo si salverà dopo l'asportazione di milza e rene. L'arma sarebbe stata poi occultata da Alessandro Gueli, mentre gli altri cinque indagati sono accusati di favoreggiamento perchè avrebbero mentito ai poliziotti per cercare di evitare l'arresto di Francesco Gueli.

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