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La 29enne morta in ospedale, dopo l'espianto degli organi la Procura apre inchiesta: eseguita autopsia

Il pm Sara Varazi, che indaga contro ignoti, ha nominato un'equipe di tre specialisti per fare luce sulle cause del decesso della donna, madre di quattro figli

Un'equipe di tre specialisti dovrà fare luce sulla morte della ragazza di 29 anni, rumena residente a Palma di Montechiaro, madre di quattro figli, deceduta giovedì scorso all'ospedale San Giovanni di Dio, dopo essere stata trasferita dal San Giacomo d'Altopasso di Licata, i cui organi - su volontà del marito - sono stati donati. 

La Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta, per l'ipotesi di reato di omicidio colposo, per il momento a carico di ignoti. Questa mattina, dopo il conferimento dell'incarico ai medici, si è svolta l'autopsia nella camera mortuaria dell'ospedale. L'indagine, coordinata dal pubblico ministero Sara Varazi, è stata avviata di ufficio.

Il marito della giovane donna ha nominato come legali di fiducia gli avvocati Samantha Borsellino e Salvatore Lauricella. Ad accertare le cause del decesso saranno il medico legale Giuseppe Ragazzi, il ginecologo Vincenzo Rapisarda e l'anestesista Fortunato Stimoli. La ragazza, alle prime settimane di gravidanza, si sarebbe presentata di notte - secondo la prima sommaria ricostruzione dei fatti - all'ospedale di Licata per un'emoraggia. 

I medici avrebbero deciso di tamponare con un intervento all'addome ma le condizioni si sono aggravate a causa di un edema cerebrale. Dopo alcune ore è stato deciso il trasferimento ad Agrigento in rianimazione ma la donna è morta poco dopo.

A quel punto, accertata la morte cerebrale, si è deciso di procedere - su esplicita richiesta del marito - con l'espianto degli organi.

La magistratura, però, vuole accertare se ci sono state responsabilità nell'operato dei medici. Non è escluso neppure che possa avere fatto accesso in altre strutture sanitarie prima di giovedì. Al collegio di consulenti il pm ha chiesto di accertare, anche sulla base della cartella clinica, quale sia stata la causa della morte e l'esistenza di eventuali patologie preesistenti. E' stato chiesto, inoltre, di verificare se "il decesso è da ricondurre all'operato del personale sanitario che la ebbe in cura, tale da configurare gli estremi della colpa, evidenziando, in tal caso gli atti di imprudenza, negligenza e imperìzia e a chi siano addebitabili". 

Nel caso dovesse essere accertata una negligenza viene chiesto di individuare le eventuali singole responsabilità e le condotte alternative che avrebbero dovuto essere poste in essere per evitare la morte. Infine viene chiesto in maniera esplicita "se una tempestiva e corretta diagnosi avrebbe potuto salvarle la vita". 

Quesiti complessi che avranno una risposta nelle prossime settimane. Intanto pare che, dai primi elementi emersi dall'autopsia, la ragazza avrebbe avuto una gravidanza extrauterina non diagnosticata che ha generato gravi complicazioni. 

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