Palma, l'omicidio Scopelliti: la difesa del cognato rinuncia al riesame

Niente ricorso al tribunale della libertà per il trentacinquenne Raimondo Burgio, la Procura potrebbe chiedere il carcere

Il luogo dell'omicidio, nel riquadro la vittima

La difesa, che ha “ottenuto” una misura cautelare diversa dal carcere, non impugnerà l’ordinanza. Nei prossimi giorni sarà il pubblico ministero Emiliana Busto a valutare se chiedere al tribunale del riesame l’applicazione della custodia in cella al posto dei domiciliari col braccialetto elettronico. In ogni caso, a cinque giorni dell’omicidio di Ignazio Scopelliti, bracciante agricolo di 45 anni, il cerchio appare del tutto chiuso. “Temevo fosse armato e potesse uccidermi o fare del male a mia madre, un amico mi aveva rivelato che diceva di avere sempre un coltello con sé e che lo avrebbe usato per uccidere mia sorella. Lo avevamo denunciato tante volte, era diventato un incubo”.

Ammazzato a colpi di pistola in pieno centro, a Palma

Così Raimondo Burgio, 35 anni, di Palma di Montechiaro, fermato dai carabinieri venerdì mattina con l’accusa di avere ucciso il cognato, ha confessato tentando di spiegare cosa lo ha spinto a scaricare quasi interamente il caricatore della pistola che deteneva legalmente contro il familiare. Il cambio di strategia (in un primo momento, sentito come testimone, aveva negato ogni addebito e il padre aveva provato ad accollarsi l’omicidio) è stato deciso dopo avere appreso che le telecamere di videosorveglianza avevano immortalato la scena.

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"Ho sparato perchè temevo di essere ucciso", Burgio confessa dal gip

Poco dopo il gip Stefano Zammuto, pur non convalidando il fermo, ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. 

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