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Sabato, 13 Aprile 2024
Udienza preliminare / Palma di Montechiaro

Sparò ai genitori e uccise un passante per uno sguardo minaccioso: via libera alla perizia psichiatrica

Angelo Incardona, 44 anni, dopo avere ferito il padre e la madre, avrebbe ammazzato il 66enne Lillo Saito che stava salendo sopra la sua auto: uno specialista accerterà le sue capacità mentali

Sarà lo psichiatra Armando Inguaggiato, dell'Ordine dei medici di Trapani, a stabilire se il 44enne Angelo Incardona era capace di intendere e volere quando, lo scorso 10 febbraio, sparò ai genitori nella loro abitazione, ferendoli agli arti superiori (frattura al braccio per la madre, al dito per il padre) e uccise, con dodici colpi della stessa pistola, in piazza Provenzani, a Palma, il 66enne Lillo Saito, "reo" di averlo guardato in maniera minacciosa. 

All'udienza precedente il difensore dell'imputato, l'avvocato Calogero Li Calzi, aveva chiesto al giudice Stefano Zammuto di disporre gli approfondimenti psichiatrici. Il 18 aprile riferirà in aula gli esiti della perizia da cui dipenderà l'intero processo.

Sotto accusa Angelo Incardona, 44 anni, accusato di omicidio aggravato, lesioni personali e porto in luogo pubblico di pistola con matricola abrasa. La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal pubblico ministero Maria Barbara Grazia Cifalinò. I familiari della vittima, intanto, si sono costituiti parte civile con l'assistenza dell'avvocato Calogero Meli. Incardona, che aveva alle spalle dei precedenti per armi e tentato omicidio, subito dopo avere commesso l'omicidio, per strada, in piazza Provenzani, a Palma, ha preso l'auto ed è arrivato ad Agrigento, al comando provinciale dei carabinieri dove si è costituito e ha confessato di avere sparato a braccio, volto e testa di Saito, commerciante ambulante di gelati, che era appena salito nella sua auto posteggiata accanto a un marciapiede. Il killer, invece, sarebbe stato a piedi.

Ai carabinieri e all'allora procuratore Luigi Patronaggio che lo interrogò disse che l'omicidio era da inquadrare in vecchie ruggini in ambienti di mafia ma il racconto non ha mai convinto gli inquirenti secondo cui il delitto sarebbe stato, invece, provocato "dalla percezione di un atteggiamento minaccioso nei suoi confronti". Non del tutto messo a fuoco neppure il movente della sparatoria ai danni dei genitori. Gli accertamenti psichiatrici, adesso, potrebbero dare delle risposte. 

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