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L'omicidio in piazza / Palma di Montechiaro

Sparò ai genitori e uccise un passante per uno sguardo minaccioso, lo psichiatra: "Totalmente incapace di intendere e volere"

Angelo Incardona, 44 anni, dopo avere ferito il padre e la madre, avrebbe ammazzato il 66enne Lillo Saito che stava salendo sopra la sua auto: un perito incaricato dal tribunale ha accertato le sue capacità mentali. Il gup dispone comunque il rinvio a giudizio

Il 44enne Angelo Incardona era "totalmente incapace di intendere e volere" quando, il 10 febbraio dell'anno scorso, sparò ai genitori nella loro abitazione, ferendoli agli arti superiori (frattura al braccio per la madre, al dito per il padre) e uccise, con dodici colpi della stessa pistola, in piazza Provenzani, a Palma, il 66enne Lillo Saito, "reo" di averlo guardato in maniera minacciosa. 

Lo ha stabilito lo psichiatra Armando Inguaggiato, dell'Ordine dei medici di Trapani, incaricato dal gup di eseguire una perizia. In precedenza il difensore dell'imputato, l'avvocato Calogero Li Calzi, aveva chiesto al giudice Stefano Zammuto di disporre gli approfondimenti psichiatrici. Il processo, in ogni caso, continua. Il gup ha disposto il rinvio a giudizio: la prima udienza, davanti alla terza sezione della Corte di assise di Agrigento, è in programma il 12 luglio.

Sotto accusa Angelo Incardona, 44 anni, accusato di omicidio aggravato, lesioni personali e porto in luogo pubblico di pistola con matricola abrasa. La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal pubblico ministero Maria Barbara Grazia Cifalinò. I familiari della vittima, intanto, si sono costituiti parte civile con l'assistenza dell'avvocato Calogero Meli. Incardona, che aveva alle spalle dei precedenti per armi e tentato omicidio, subito dopo avere commesso l'omicidio, per strada, in piazza Provenzani, a Palma, ha preso l'auto ed è arrivato ad Agrigento, al comando provinciale dei carabinieri dove si è costituito e ha confessato di avere sparato a braccio, volto e testa di Saito, commerciante ambulante di gelati, che era appena salito nella sua auto posteggiata accanto a un marciapiede. Il killer, invece, sarebbe stato a piedi.

Ai carabinieri e all'allora procuratore Luigi Patronaggio che lo interrogò disse che l'omicidio era da inquadrare in vecchie ruggini in ambienti di mafia ma il racconto non ha mai convinto gli inquirenti secondo cui il delitto sarebbe stato, invece, provocato "dalla percezione di un atteggiamento minaccioso nei suoi confronti". Non del tutto messo a fuoco neppure il movente della sparatoria ai danni dei genitori. Gli accertamenti psichiatrici, adesso, hanno dato una spiegazione alla sua ricostruzione delirante. 

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