Uccise il cognato violento che picchiava sua sorella, la donna lo difende: "Vivevo nel terrore"

Il 37enne Raimondo Burgio avrebbe sparato a Ignazio Scopelliti, 45 anni, al culmine di una serie di aggressioni. La figlia della vittima, però, nega

Il luogo dell'omicdio, a destra la vittima e a sinistra l'imputato

La moglie della vittima ricostruisce in aula le tante violenze subite e il clima di esasperazione che avrebbero spinto il fratello ad andare in giro armato e, probabilmente, temere - quando ha azionato il grilletto e fatto fuoco - che avrebbe potuto essere colpito per primo. La figlia, invece, nega ogni cosa e dice che non era al corrente di alcuna situazione conflittuale.

Il processo a carico di Raimondo Burgio, 37 anni, di Palma di Montechiaro, fermato dai carabinieri il primo novembre del 2018 con l’accusa di avere ucciso, poco prima, il cognato Ignazio Scopelliti, 45 anni, è entrato nel vivo con l'audizione degli unici due testi ammessi - su richiesta dei difensori dell'imputato, gli avvocati Francesco Scopelliti e Giovanni Lo Monaco - come condizione al giudizio abbreviato.

L'omicidio, a colpi di pistola, sarebbe maturato in un contesto di violenze domestiche: Scopelliti, secondo quanto è stato ricostruito, avrebbe picchiato ripetutamente la moglie, sorella di Burgio, che - ascoltata in aula - ha confermato ogni circostanza. “Temevo fosse armato e potesse uccidermi o fare del male a mia madre - aveva detto l'imputato al giudice -, un amico mi aveva rivelato che diceva di avere sempre un coltello con sé e che lo avrebbe usato per uccidere mia sorella. Lo avevamo denunciato tante volte, era diventato un incubo. Quella mattina – aveva aggiunto – sono andato a comprare la frutta e al rientro ho visto mio cognato Ignazio, davanti alla porta, per strada, che parlava con mia madre. Ho avuto paura e gli ho detto di andarsene. Lui si è avvicinato, mi ha minacciato e io ho fatto fuoco”. 

Il processo, in corso davanti al giudice dell'udienza preliminare Francesco Provenzano proseguirà il 29 gennaio con la requisitoria del pubblico ministero Emiliana Busto e l'intervento dell'avvocato Giuseppe Vinciguerra che difende le parti civili, il 4 febbraio ci saranno le arringhe difensive.

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