Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

"Uccise il cognato dopo continui litigi", decisa condanna a 17 anni e 4 mesi

Il gup esclude l'aggravante della premeditazione ma non riconosce le attenuanti generiche e della provocazione al 38enne Raimondo Burgio, ritenuto colpevole dell'omicidio di Ignazio Scopelliti

Il luogo dell'omicidio a Palma, da sinistra Burgio e Scopelliti

Diciassette annni e 4 mesi di reclusione per l'accusa di omicidio volontario: esclusa l'aggravante della premeditazione - che avrebbe fatto aumentare la pena in maniera considerevole - ma non sono state riconosciute le attenuanti generiche e della provocazione.

Queste le decisioni del giudice dell'udienza preliminare Francesco Provenzano che ha condannato Raimondo Burgio, 38 anni, di Palma, con l’accusa di avere ucciso il cognato Ignazio Scopelliti, 45 anni. Il delitto è avvenuto il primo novembre del 2018, a colpi di pistola, davanti all'abitazione della madre dell'imputato.

All'origine dell'omicidio, secondo la ricostruzione dei fatti operata dal pm, ci sarebbero stati dei contrasti accesi fra la vittima e la moglie, sorella dell'imputato, i cui rapporti si erano incrinati tanto da arrivare a una separazione molto conflittuale.

Burgio, venditore di bombole Gpl e acqua minerale, in un primo momento, quando nell’immediatezza dei fatti fu sentito come testimone, aveva negato i fatti. Quando ha appreso che le immagini del sistema di videosorveglianza di un’abitazione lo avevano immortalato nitidamente mentre sparava al cognato, in pieno centro, in via Palladio, il cambio di strategia e la confessione precisando che aveva in giro armato e aveva sparato per timore.

"E' stata legittima difesa - hanno sostenuto i difensori, gli avvocati Francesco Scopelliti e Giovanni Lo Monaco -, l'imputato ha pensato che il cognato fosse là per aggredire la madre".

Al contrario il pubblico ministero Emiliana Busto aveva chiesto la condanna a 30 anni di reclusione sostenendo che si trattasse di un omicidio premeditato e che l'imputato non meritasse alcuna attenuante. Richiesta di pena massima che sarebbe stata dell'ergastolo senza la riduzione per il giudizio abbreviato.

L'avvocato Giuseppe Vinciguerra, difensore di parte civile di sei familiari, si era associato alle richieste. Il giudice ha stabilito risarcimento dei danni e provvisionali, ovvero anticipi subito esecutivi, fino a 100mila euro.

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