Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

"Uccise il cognato dopo continui litigi", ultime arringhe prima del verdetto

Il pubblico ministero, all'udienza precedente, ha chiesto la condanna a 30 anni di Raimondo Burgio, accusato dell'omicidio del 45enne Ignazio Scopelliti. Il legale dei familiari della vittima: "E' stato un delitto premeditato, non era un uomo violento"

Il luogo dell'omicidio, da sinistra l'imputato e la vittima

"E' stato un omicidio premeditato, l'imputato è andato armato dal cognato con l'intenzione di ucciderlo. Ignazio Scopelliti non era affatto un violento".

Dopo la requisitoria del pm Emiliana Busto - che ha chiesto la condanna a 30 anni di Raimondo Burgio, 38 anni, di Palma, fermato il primo novembre del 2018 con l’accusa di avere ucciso, poco prima, il cognato Ignazio Scopelliti, 45 anni - l'avvocato Giuseppe Vinciguerra, difensore di parte civile di sei familiari, si è associato alle richieste ribadendo che si è trattato "di un omicidio premeditato per il quale l'imputato non merita alcuna attenuante". All'origine del delitto, secondo il pm, ci sarebbero dei contrasti accesi fra la vittima e la moglie, sorella dell'imputato, i cui rapporti si erano incrinati. 

Burgio, venditore di bombole Gpl e acqua minerale, in un primo momento, quando nell’immediatezza dei fatti fu sentito come testimone, aveva negato i fatti. Quando ha appreso che le immagini del sistema di videosorveglianza di un’abitazione lo avevano immortalato nitidamente mentre sparava al cognato, in pieno centro, in via Palladio, il cambio di strategia e la confessione. "E' stata legittima difesa - hanno sostenuto i difensori, gli avvocati Francesco Scopelliti e Giovanni Lo Monaco -, l'imputato ha pensato che il cognato fosse là per aggredire la madre".

Il gup Francesco Provenzano ha rinviato il processo, per le repliche e la sentenza, al 14 maggio.

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