Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Anziano di 89 anni rapinato e ucciso, tenente in aula: "Dna della badante nel laccio con cui è stato legato"

L'ufficiale ha riferito che l'imputata è stata riconosciuta da un pregiudicato al quale avrebbe portato l'auto sottratta a Michelangelo Marchese per farla demolire

Il luogo del ritrovamento del cadavere in via Attardo

"Il cadavere di Michelangelo Marchese era legato mani e piedi, nell'abitazione non c'era alcuna effrazione. Abbiamo dovuto indagare sugli ultimi giorni di vita dell'anziano per capire chi poteva averlo strangolato e ucciso".

Lo ha detto il tenente dei carabinieri Carmelo Caccetta deponendo al processo, in corso davanti alla Corte di assise presieduta da Wilma Angela Mazzara, a carico della badante rumena Dana Mihaela Nicoleta Chita, 26 anni, fermata lo scorso 20 novembre con l'accusa di avere rapinato e ucciso Michelangelo Marchese, 89 anni, la notte tra l'11 e il 12 luglio dell'anno scorso a Palma. La donna avrebbe agito con altri complici non identificati.

L'ufficiale è il primo testimone della lista del pubblico ministero Chiara Bisso. "Il corpo - ha ricostruito - è stato trovato dai vigili del fuoco dopo che sono intervenuti nell'abitazione in seguito alla segnalazione del figlio che non riusciva a mettersi in contatto con lui".

La scena che si trovano davanti i carabinieri è quella di un evidente omicidio con rapina. Subito un particolare che indirizza gli investigatori su una pista precisa. "Non c'era alcuna effrazione, chi aveva commesso l'omicidio aveva libero accesso alla casa". I militari ricostruiscono gli ultimi giorni di vita dell'anziano fino ad accertare che, di recente, una giovane badante rumena si occupava di lui.

"Abbiamo appreso poi - ha aggiunto il tenente Caccetta - che mancava la sua auto ed è stata la svolta. L'autovettura è stata vista a Canicattì e abbiamo iniziato a cercarla insieme alla polizia". L'auto era stata consegnata a un pregiudicato, che avrebbe dovuto demolirla, dalla donna che si era presentata con un nome di fantasia.

"I poliziotti la conoscevano bene e l'hanno individuata dalla descrizione". Il tenente, rispondendo anche ai difensori dell'imputato e dei familiari della vittima che si sono costituiti parte civile - ovvero gli avvocati Angelo Asaro e Giuseppe Fabio Cacciatore - ha riferito che "sono state trovate tracce di dna dell'imputata anche nel nastro usato per legare l'anziano".

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