Il "giallo" di Palma, fissata l'autopsia: permetterà di ricostruire cosa è successo nella casa

E’ certo che l’ottantanovenne conoscesse chi lo ha immobilizzato, legandolo mani e piedi e forse anche ferito. Sembra perdere credito l’ipotesi che gli interni dell’abitazione siano stati messi a soqquadro ad arte

L’autopsia è stata fissata per giovedì mattina. Proprio l’esame autoptico potrebbe rappresentare la “chiave di volta” per stabilire cosa sia accaduto in quella casa di via Pietro Attardo, nel centro storico di Palma di Montechiaro, dove, lunedì mattina, è stato trovato privo di vita il pensionato ottantanovenne Michelangelo Marchese. L’esame del medico legale farà capire quale sia effettivamente stata la causa della morte e in base a questa i carabinieri del reparto Operativo di Agrigento e la Procura potranno lavorare ad una ipotesi attendibile sulla dinamica dei fatti. Del fascicolo d’inchiesta si stanno occupando il pm Chiara Bisso e lo stesso procuratore capo Luigi Patronaggio.

Anche ieri, praticamente per l’intera giornata, i carabinieri hanno ascoltato familiari, vicini di casa, conoscenti e la badante romena dell’anziano. Non trapela nessuna indiscrezione sulle audizioni fatte dai militari dell’Arma che continuano ad interrogarsi, naturalmente, su cosa sia accaduto all’interno di quell’abitazione. E’ stata veramente una rapina finita male? E che bisogno c’era, per mettere a segno la rapina, di legare mani e piedi un ottantanovenne? Un ex agricoltore che è stato anche trovato insanguinato. L’anziano è stato picchiato? O è stato sbattuto in qualche punto della casa? Sembra perdere credito – ma di conferme ufficiali ce ne sono veramente poche – l’ipotesi che gli interni dell’abitazione siano stati messi a soqquadro ad arte. Non vi sarebbe stata dunque nessuna messa in scena. Ieri, a distanza di oltre 24 ore, non veniva però reso noto se e cosa dalla casa dell’anziano sia stato portato via. Eppure, appare verosimile, che ci sia stato il tempo necessario per effettuare le necessarie verifiche.

E’ certo però – in quello che sembra essere una sorta di rompicapo, per investigatori e inquirenti, - che l’ottantanovenne conoscesse chi lo ha immobilizzato, legandolo mani e piedi e forse anche ferito. Perché – e questo è apparso chiaro fin dai primissimi momenti – non sono stati trovati segni di effrazione a porta o finestre. Il pensionato ottantanovenne ha fatto entrare in casa la persona che gli ha usato contro violenza. Difficile – se non addirittura impossibile – ipotizzare che ad agire possa essere stato uno sconosciuto.

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Pare che l’anziano l’ultima volta fosse stato sentito, da un familiare, sabato sera. A lanciare l’allarme, lunedì mattina, è stato il figlio. L’uomo non riusciva a mettersi in contatto con l’anziano genitore ed ha chiesto aiuto ai carabinieri.

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