Lunedì, 15 Luglio 2024
Tribunale / Palma di Montechiaro

"Intera palazzina rubava l'acqua con un allaccio abusivo": in 20 a giudizio, fra gli imputati Eugenio D'Orsi

L'ex presidente della Provincia nonché dell'Ato idrico finisce a processo con l'accusa di furto: il dibattimento, a distanza di otto anni, è a rischio prescrizione. L'uomo politico: "Il tritacarne non finisce"

A giudizio con l'accusa di avere rubato l'acqua con un allaccio abusivo alla rete idrica comunale: a processo finiscono venti persone, tutte proprietarie o residenti in una palazzina di Palma di Montechiaro. Fra loro pure l'ex presidente della Provincia regionale nonchè dell'Ato idrico di Agrigento, Eugenio D'Orsi, coinvolto nella vicenda insieme ad alcuni familiari.

L'inchiesta, che scaturisce da un controllo dei carabinieri del 2015, aveva portato all'iscrizione nel registro degli indagati di oltre 90 persone, molte delle quali destinatarie di un decreto penale di condanna in seguito impugnato. Nei confronti di venti di loro è stato disposto, quindi, il giudizio immediato e il processo si celebrerà davanti al giudice Antonella Ciraulo: la prima udienza, dopo una serie di rinvii per problemi legati alle notifiche, si dovrebbe celebrare il 20 dicembre.

Sotto accusa, per l'ipotesi di reato di furto aggravato, oltre allo stesso Eugenio D'Orsi: Nicolò Manlio Todaro, 65 anni; Gaetana Mangiavillano, 82 anni; Maria Orlando, 48 anni; Rosa D'Orsi, 77 anni; Giovanni Alabrese, 58 anni; Maria Gueli, 59 anni; Grazia La Gaetana, 94 anni; Rosa Maria Geluardi, 65 anni; Laura Carmen Sanfilippo, 56 anni; Vincenzo Fabio Sanfilippo, 51 anni; Giuseppa Vajola, 86 anni; Giuseppe Miceli, 58 anni; Calogera Favara, 71 anni; Eleonora Maria Filomena D'Orsi, 53 anni; Filippa Giuseppa Aurora Amato, 76 anni; Giuseppe Inguanta, 89 anni; Rossana Maria Cristina D'Orsi, 60 anni; Mirella Rina Odolo, 86 anni e Maria Giuseppa Nicosia, 58 anni. 

L'ipotesi di furto è aggravata dall'avere agito "con violenza sulle cose e gestite da soggetti in regime di concessione pubblica". L'accusa, in particolare, è quella di avere manomesso il distributore allacciandosi direttamente alla rete idrica pubblica senza mai versare il corrispettivo. 

I difensori (fra gli altri gli avvocati Daniela Posante, Santo Lucia, Francesco Scopelliti, Loredana Gueli e Alberto Seggio) hanno scelto il dibattimento ma il decorso del tempo potrebbe fare cancellare il processo con la scure della prescrizione. 

L'intervento di D'Orsi: "Un tritacarne"

Sulla vicenda Eugenio D'Orsi è intervenuto con una lunga lettera aperta. Ecco il testo: 

Non finisce mai il tritacarne. 
Pensavo e ritenevo che le tempeste che mi hanno coinvolto per avere osato fare il Presidente della provincia di Agrigento, da palmese, fossero finite e superate dalle sentenze ineccepibili dei processi a mio carico. Invece di essere ricordato come il Presidente che ha eliminato sprechi e clientelismo, tutti i debiti della provincia sono stati pagati con la mia amministrazione, sono diventato un ladro di palme, un corruttore ed in ultimo un ladro di acqua. Circa un’ora fa mi squilla il telefono dove un mio caro amico mi annuncia l’ennesima imputazione, anch’essa infamante e lesiva, lancinante e dolorosa, lercia e intrisa di gratuito veleno. 
Certo, se D’Orsi è imputato di un qualsiasi fatto la notizia diventa uno scoop e gli sciacalli non tardano con le loro contumelie ad offendere una sana e onesta persona. 
Rinviato a giudizio per avere rubato l’acqua con un allaccio alla rete idrica comunale. 
Gli imputati sono 20 ma l’unico personaggio pubblico è il sottoscritto che da uomo politico rende ancora più appetibile un processo ormai in prescrizione. Sono residente ad Agrigento dal 2005, metto a disposizione di tutti il certificato di residenza, non vivo a Palma da 18anni e in quella casa, eppure, nel 2015 avrei scoperto il tombino della condotta idrica per allacciare abusivamente l’acqua. Non vi sembra un assurdo e un paradosso?
Se non fosse tragico mi verrebbe da ridere, ancora una volta si infanga il mio nome di uomo delle Istituzioni che deve essere forte e sereno per non farsi travolgere dalla macchina di fango che dal 2010 NON SI FERMA PIÙ. 
Mi difenderò come sempre nelle opportune aule dei tribunali, dove non ero entrato fino all’età di 50 anni, una volta diventato Presidente ho proposto al mio difensore un contratto a tempo indeterminato per assistenti a vita si vari processi. Residente dal 2005, il presunto reato avverrebbe nel 2015, dimenticando che la casa per tutto questo tempo è rimasta disabitata e chiusa. Ancora una volta assicuro alle tante persone di cui godo stima e affetto che non chiederò la prescrizione e che dimostrerò ancora una volta quanta pazienza ci vuole per fronteggiare un’ondata di giustizialisti che ti distruggono la vita per il solo piacere di farlo. 
Ironicamente e con l’amaro in bocca, mi chiedo cosa mi manca per coprire tutti i reati del codice penale? 

(Aggiornato alle 21,20)

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