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Cronaca Palma di Montechiaro

La faida di Palma, l'inchiesta regge al riesame: confermate le ultime due ordinanze

L'indagine ha fatto luce sugli omicidi di Enrico Rallo e Salvatore Azzarello: scoperto un traffico di armi

L'inchiesta per la faida di Palma di Montechiaro, con due omicidi messi a segno come conseguenza di una scia di sangue innescata per il furto di alcuni attrezzi agricoli, ha retto al vaglio del tribunale del riesame. Nelle scorse ore sono state confermate pure le due posizioni più marginali.

L'avvocato Santo Lucia, in particolare, aveva chiesto l'annullamento dell'ordinanza cautelare che impone l'obbligo di dimora nei confronti di Giacomo Alotto, 61 anni e Giuseppe Giganti, 43 anni, accusati di avere fatto parte di un vasto traffico di armi, venuto alla luce grazie alle intercettazioni disposte nell'ambito dell'indagine per i due omicidi. Il difensore aveva chiesto di annullare i provvedimenti sia sotto il profilo della mancanza dei gravi indizi di colpevolezza che su quello delle esigenze cautelari.

"Le intercettazioni - aveva detto - non provano nulla perchè sono criptiche e incerte, in ogni caso a quattro anni di distanza dai fatti non possono più ritenersi attuali le esigenze cautelari". I giudici del tribunale della libertà, invece, hanno ritenuto che il quadro indiziario fosse solido e le esigenze cautelari attuali. L'ordinanza è stata firmata dal gip Stefano Zammuto su richiesta del pm Alessandra Russo.

L'operazione, eseguita da carabinieri e squadra mobile, è scattata il 21 luglio. L'inchiesta ha fatto luce su una vera e propria faida che, fra il 2015 e il 2017, ha provocato due omicidi. Ad innescare la violenza sarebbe stato il furto di alcuni attrezzi agricoli. Teatro della vicenda è Palma dove il 9 novembre del 2015 e il 22 agosto del 2017 vengono messi a segno due agguati. Del primo ne fa le spese Enrico Rallo, trentanovenne colpito da numerosi colpi di arma da fuoco nei pressi di un bar.

Ad ucciderlo, secondo la Procura, sarebbero stati Angelo Castronovo, 63 anni e Salvatore Azzarello, 37 anni. Secondo i pm, la morte di Rallo sarebbe stata vendicata da alcuni parenti e amici che decisero di uccidere Salvatore Azzarello: Giuseppe Rallo, 27 anni; Ignazio Rallo, 39 anni; Roberto Onolfo, 27 anni e lo stesso Castronovo che avrebbe preso parte all'agguato per smentire di essere coinvolto nel primo omicidio. Il gip ritiene, invece, che i gravi indizi sussistano solo a carico di Ignazio Rallo e Roberto Onolfo, finiti in carcere insieme a Castronovo: quest'ultimo è accusato di entrambi gli omicidi, ma il gip ha ritenuto carente il quadro indiziario per entrambi gli episodi e la sua posizione non è stata impugnata al riesame. 

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