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Il sindaco Stefano Castellino

Il sindaco Stefano Castellino

"Blocco demolizioni fu scelta politica del tutto legittima", ecco perchè è stato prosciolto Castellino

I giudici della Corte di appello di Palermo motivano il rigetto della Procura alla richiesta di rinvio a giudizio del sindaco di Palma che era stata già negata dal gup. "Revocando il protocollo stipulato dal precedente commissario non ha violato alcuna norma"

"La scelta di revocare il protocollo sulle demolizioni degli immobili abusivi, stipulato con la Procura dal precedente commissario, è stata legittimamente esercitata e rimodulata con differenti scelte nella destinazione di fondi e priorità alle quali dare corso come era nel potere del sindaco".

Con queste motivazioni, depositate nei giorni scorsi, la Corte d'appello di Palermo ha confermato il "non luogo a procedere" per il sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino accusato di avere imposto l'alt alle demolizioni per ottenere, in cambio, un vantaggio in termini di consenso elettorale.

La Procura di Agrigento, con il pm Gloria Andreoli, s'era rivolta alla Corte d'appello insistendo sulle accuse di falso in atto pubblico, abuso d'ufficio e omissione di atti di ufficio. Il sindaco - stando, appunto, all'accusa - avrebbe disatteso il protocollo, stipulato dal suo predecessore con la Procura, in materia di demolizione di immobili abusivi, per finalità strumentali. 

Il 31 gennaio del 2019, il gup Francesco Provenzano aveva emesso nei suoi confronti una sentenza di non luogo a procedere. Castellino, difeso dagli avvocati Santo Lucia e Vincenzo Alesci, ha sempre sostenuto di aver "solo dato un indirizzo politico con modalità diverse". 

I giudici di appello, adesso, confermano la correttezza dell'operato come era stata affermata dal gup che aveva rigettato la richiesta di rinvio a giudizio. 

Un'accusa di falso scaturiva dall'avere motivato il differimento della demolizione di un immobile, ricadente in zona balneare, in periodo successivo alla stagione estiva. "Non si comprende - scrivono i giudici motivando la sentenza emessa un mese fa - come una ragione di opportunità possa costituire reato di falso".

La Corte di appello, infine, definisce "generica e non ancorata ad alcun elemento apprezzabile l'accusa che il riordino con diversa programmazione, provata dai contratti conclusi con le ditte preposte all'abbattimento degli immobili abusivi, fosse stato effettuato intenzionalmente per procurare vantaggi di tipo elettorale e vantaggi patrimoniali ai proprietari".  

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