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La polemica / San Leone

La nuova ordinanza che “strozza” la movida nelle zone balneari, si accende il dibattito sui social

Eterno braccio di ferro tra titolari dei locali, utenti e residenti nell’ormai maldestro tentativo di conciliare diritto al divertimento, quiete pubblica e indotto economico. E come sempre viene tirato in ballo il solito concetto di “vocazione turistica”

E’ ufficialmente entrata in vigore lunedì 1 agosto e rimarrà valida per tutto il mese. Si tratta dell’ordinanza che impone limiti a orari di chiusura e ad emissioni sonore nei lidi balneari, primo tra tutti quello di San Leone. 

La movida di agosto, ordinanza del sindaco: fortissime limitazioni e chiusure anticipate

C’è chi la definisce un “ritorno al coprifuoco” e chi “il risultato della solita mancanza di programmazione“ dove il controllo dei decibel sarebbe solo un pretesto per “non vedere” e "non intervenire concretamente" per risollevare le sorti di una stagione ormai entrata nel vivo. Poi ci sono i residenti delle case a due passi dal lungomare che pretendono tranquillità, ma c’è anche chi ha deciso di “rimanere a dormire in città” perché è quello il luogo in cui il silenzio sarebbe garantito. Non mancano neanche le disquisizioni di natura tecnico-giuridica dove si parla di un'ordinanza che deroga un regolamento come se ci si trovasse in presenza di circostanze eccezionali, di "gravi necessità" riconducibili ad esempio a pandemie o calamità naturali. E come sempre viene tirato in ballo il solito concetto di “città a vocazione turistica”, con l’aggravante che ogni posizione viene etichettata, più o meno velatamente, come “individualistica” e dettata esclusivamente da interessi personali.

In ogni caso basta un post su Facebook per accendere il dibattito su più fronti, aprendo le porte ad ogni genere d’interpretazione e proposta. Ma il denominatore comune di tante voci, ognuna con la propria visione, rimane comunque l’amarezza: uno sguardo rassegnato verso una città che non riesce a conciliare esigenze diverse in un eterno e maldestro braccio di ferro tra le parti, nel tentativo di accordare diritto al divertimento, quiete pubblica e indotto economico. Un calderone di opinioni e di scelte contrapposte le cui origini sono ormai lontane, quando a certi errori, commessi soprattutto nell’urbanizzazione di San Leone a suo tempo, non si è più riusciti a porre rimedio.

Una sintesi dei commenti sui social

“Perché non anticipare concerti e serate danzanti educando la gente ad uscire prima?”. “E’ un’ordinanza sindacale pensata per fare una cortesia a qualcuno”. “Perché se ne discute soltanto il 3 agosto e non si fa una programmazione in tempo utile? Si sta sparando su un settore che prova a risollevarsi dopo 2 anni”. “Non infiliamo sempre e comunque la parola turismo quando si parla di decibel. La usano in molti ma in pochi la capiscono”. “L’ordinanza è la stessa degli ultimi 5 anni. Perché se ne discute ancora quando non c’è alcuna differenza rispetto al passato?”.

“San Leone è un lido residenziale senza nessuna aspirazione: è questa la definizione giusta”. “Ma siamo sicuri che i turisti che scelgono Agrigento vogliono le notti pazze tipiche della costiera romagnola o la movida delle isole Baleari? Chi cerca quel tipo di vacanza non viene qui. Quel tipo di turista non è interessato a visitare musei e siti archeologici, si sveglia dopo le 14 e ciondola verso il lettino al lido dei vip. San Leone è un paesino con 4 locali che si spartiscono una clientela di provincia”. “Si può presentare domanda al Comune per ottenere il nullaosta e la proroga dell’orario di chiusura in caso di eventi di particolare interesse”. “Ancora carte inutili e tanta burocrazia mettendoci tutti in fila per il nullaosta da caso a caso?”.

“Anticipiamo i concerti e le serate. Non è scritto da nessuna parte che un concerto debba iniziare all'una della notte. Proviamo a evitare di somministrare super alcolici fino a notte fonda per non ridurre i ragazzi a pezze vecchie a 20 anni”. ”Un gestore di un locale notturno la mattina alle 6.30 sicuramente dorme e prova a recuperare il sonno perso. Un padre di famiglia si alza per andare a lavorare e non va con la tromba sotto la finestra del gestore del locale. Si chiama rispetto reciproco. Non si chiama solo estate. Ogni tanto mettersi nei panni degli altri può aiutare”.

Abbiamo solo riportato uno stralcio dei post sui social. Con il rammarico di constatare che, come al solito, il dibattito e lo scontro, seppur costruttivi, siano entrati nel vivo quando ormai la “frittata” è già servita sul piatto.

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