Cronaca

I giudici del riesame: "Il sistema Campione esisteva e approfittò pure della frana ma niente esigenze cautelari"

Il provvedimento che annulla l'ordinanza per il presidente di Hydortecne Pietro Arnone evidenzia, secondo il tribunale, l'esistenza di una vera e propria rete. Uno dei fidati collaboratori del gruppo, intercettato, suggerisce di sigillare i contatori alle oltre settanta famiglie sfollate del Viale della Vittoria: "Così poi gli facciamo fare i contratti"

Sigillare tutti i contatori agli sfollati per costringerli a stipulare i nuovi contratti, più onerosi, quando la vicenda sarebbe andata in archivio. Secondo i giudici del tribunale del riesame di Palermo, il "sistema Marco Campione" esisteva ma non ci sono più le esigenze cautelari per confermare le ordinanze cautelari.

Un concetto che è stato articolato nelle circa 60 pagine di motivazioni con cui è stato annullato l'arresto nei confronti di Pietro Arnone, cinquantottenne presidente di Hydortecne, società "gemella" di Girgenti Acque con cui sarebbe stato gestito il servizio idrico nell'Agrigentino. Campione, Arnone e altri sei principali collaboratori del potente imprenditore agrigentino, il 24 giugno erano finiti in carcere nell'operazione "Waterloo".

A firmare il provvedimento di fermo erano stati il procuratore Luigi Patronaggio, l'aggiunto Salvatore Vella e un pool di sostituti composto da Antonella Pandolfi, Sara Varazi e Paola Vetro. Fra le accuse contestate l'associazione a delinquere, il concorso esterno, la corruzione, la truffa e tanto altro. 

Il sistema di complicità, secondo quanto ipotizzano i pm, sarebbe stato molto esteso e avrebbe consentito a Campione, attraverso la distribuzione di incarichi, posti di lavoro e consulenze di vario tipo, di interferire sulla vita amministrativa, di avere controlli nulli o favorevoli e di gestire in sfregio a numerose norme milioni di euro di soldi pubblici. Non c'era ambito della vita politica, imprenditoriale, istituzionale e professionale dove, sostiene l'accusa, non c'erano ampie fette di asservimento.

Uno degli episodi che i giudici sottolineano è legato alla frana del 2014 quando la città venne tagliata in due per il crollo del costone sopra il Viale della Vittoria che costrinse all'evacuazione di una settantina di famiglia ed attività commerciali. In quel momento i vertici di Girgenti Acque si sarebbero adoperati per sigillare tutti i contatori in modo da costringere gli utenti, quando sarebbe cessata l'emergenza, a stipulare un altro tipo di contratto a loro più svantaggioso ovvero di tipo "forfettario".

Ad architettare il disservizio sarebbero stati due indagati - il direttore generale di Girgenti Acque Giandomenico Ponzo e Calogero Patti, collaboratore del gruppo - che, al telefono, ne svela le ragioni.

"Devono essere tutti chiusi con il sigillo. Ordine del dottore Ponzo, va bene?". Così Patti spiegava a un dipendente che gli chiede conferma. Alle perplessità risponde in maniera ancora più esplicita, quasi vantandosi. "Certo, perchè poi ce ne approfittiamo, quando tutta questa vicenda finirà faranno i contratti. Capito?".

Un episodio che, per i giudici, è particolarmente indicativo dell'esistenza di una vera e propria associazione a delinquere, ormai inesistente e, quindi, tale da non giustificare un provvedimento cautelare. 

"Sono diversi - scrive il collegio di giudici presieduto da Luigi Petrucci - gli episodi. L'esistenza di un sodalizio criminale si può predicare perchè esisteva un'organizzazione societaria, deputata alla gestione di un servizio pubblico essenziale, che gli associati sono stati in grado di asservire alla commissione dei più diversi reati". 

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