Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

La maxi inchiesta "Waterloo", indagati davanti al gip: Campione e altri 5 fermati fanno scena muta

L'ex presidente di Girgenti Acque si avvale della facoltà di non rispondere. Il suo braccio destro Pietro Arnone non parla ma si dice innocente. Della Volpe: "Estraneo ai fatti, atteggiamento critico verso la gestione". Il legale di Patti, Cutaia e Ponzo deposita una memoria

I finanzieri eseguono il fermo di Marco Campione

Scena muta davanti al gip. Solo due degli otto fermati dell'operazione "Waterloo, sul cosiddetto "sistema Campione" - ovvero la rete criminale che, secondo la Procura di Agrigento, sarebbe stata messa in piedi dal presidente di Girgenti Acque - hanno deciso di rispondere alle domande.

La strategia processuale del principale indagato, difeso dagli avvocati Lillo Fiorello e Omar Giampaolo Mohamed Amhed, in questa fase, è stata quella del silenzio. Stessa scelta per l'ex presidente di Hydortecne Pietro Arnone.

L'ex braccio destro di Marco Campione, ritenuto uno dei "promotori e organizzatori dell'associazione", assistito dal suo difensore, l'avvocato Giuseppe Dacquì, è comparso per primo nella saletta interrogatori del carcere di contrada Petrusa. Il suo legale ha chiesto al gip di non convalidare il fermo e non emettere alcuna misura cautelare non sussistendone i presupposti di legge.

Dacquì, inoltre, ha sostenuto che alcuni dei reati sarebbero prescritti così come non sussisterebbe alcun pericolo di reiterazione del reato "considerato che Arnone aveva già dismesso la carica dal lontano 2019 e che in ogni caso la società Hydortecne srl è stata dichiarata fallita il 10 giugno scorso".

Oltre al sessantenne imprenditore e ad Arnone, sono finiti in carcere: Calogero Patti, 53 anni, dipendente di Girgenti Acque; Angelo Piero Cutaia, 51 anni, direttore amministrativo di Girgenti Acque; Gian Domenico Ponzo, 54 anni, direttore generale di Girgenti Acque; Francesco Barrovecchio, 61 anni, responsabile tecnico di Hydortecne; Calogero Sala, 61 anni, direttore tecnico e progettazione di Girgenti Acque e Igino Della Volpe, 63 anni, membro del consiglio di amministrazione di Girgenti Acque.

Della Volpe è stato fermato a Taranto e l'interrogatorio si è celebrato in videocollegamento davanti al gip del tribunale pugliese Rita Romano. Il commercialista, che nel corso degli anni ha avuto svariati incarichi in Girgenti Acque e Hydortecne, assistito dall'avvocato Daniela Posante, ha risposto per circa due ore alle domande del giudice dicendosi estraneo ai fatti.

Su alcune contestazioni relative a doppie fatturazioni e irregolarità contabili, Della Volpe si è giustificato parlando di "leggerezze procedurali". Patti, Cutaia e Ponzo, difesi dall'avvocato Giuseppe Scozzari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Il legale, al termine dell'interrogatorio, ha consegnato al gip una memoria con cui replica alle accuse dei pm chiedendo di non convalidare il fermo di indiziato di delitto. Sala (che ha nominato come difensori gli avvocati Silvio Miceli e Vincenzo Campo) è stato l'unico a rispondere alle domande del gip e lo ha fatto difendendosi dalle accuse e spiegando di non essere nel "cerchio magico" di Campione.  

I legali si sono opposti alla convalida del fermo, in relazione alla mancanza del presupposto del pericolo di fuga, ed è stato fatto presente che, da ormai tre anni, la società è commissariata e, quindi, amministrata da figure di garanzia che fanno venire meno qualsiasi esigenza cautelare. Barrovecchio, infine, è stato sentito in video collegamento dal gip del tribunale di Verbania.

L'ingegnere, difeso dall'avvocato Serafino Mazzotta, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee con cui si difende dalle contestazioni e fornisce dei chiarimenti.

Il gip Francesco Provenzano, entro domani pomeriggio, dovrà pronunciarsi sulla richiesta di convalida del fermo disposto dal procuratore Luigi Patronaggio, dal suo vice Salvatore Vella e da un pool di sostituti composto da Sara Varazi, Antonella Pandolfi e Paola Vetro. 

La vicenda

Centoundici i capi di imputazione a carico di 84 indagati. La lista, già nei prossimi giorni, sarà sfoltita con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di una cinquantina di indagati nei cui confronti si profila la richiesta di rinvio a giudizio.

Fra le imputazioni contestate l'associazione a delinquere, il concorso esterno, la truffa, la corruzione e l'abuso di ufficio. L'inchiesta ipotizza, in sostanza, che Campione, attraverso la distribuzione a pioggia di posti di lavoro, consulenze o anche regalie e corruttele di altra natura, avrebbe ottenuto l'asservimento di politici di tutti i livelli, pubblici funzionari, forze dell'ordine, professionisti e pure una parte della stampa anche se, nel provvedimento, in questa fase, si fa riferimento a un solo giornalista indagato.

Attraverso un vasto sistema di asservimento, che avrebbe coinvolto pure l'ex prefetto Nicola Diomede (indagato per concorso esterno e abuso di ufficio) e persino alcuni esponenti dei servizi segreti che, comunque, non risultano indagati. L'inchiesta, che nel 2017 approda alla Procura di Agrigento dopo che la Dda di Palermo ha escluso che nel "sistema" vi fosse alcun legame con la criminalità organizzata, si è concentrata a lungo su quello che, dai giornali, negli anni scorsi, fu ribattezzato "assumificio".

Marco Campione, che da piccolo imprenditore di provincia divenne uno dei più grossi industriali del meridione, arrivando a gestire decine di milioni di euro del servizio idrico, avrebbe assunto familiari, figli e amici di politici e personaggi potenti o, semplicemente, che operavano in punti strategici per avere il controllo della vita politica e istituzionale e gestire le sue aziende e, in particolare, Girgenti Acque evitando sanzioni, controlli e guai giudiziari o amministrativi.

In questo modo sarebbe riuscito, fra le altre cose, a omettere la depurazione, che pure veniva pagata dagli utenti, acquistare dei contatori taroccati che "drogavano" il consumo di acqua e dribblare i controlli sui bilanci.

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