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Venerdì, 24 Maggio 2024
Operazione "Waterloo"

"Sistema Campione": la difesa contesta tanti atti di indagine e la procura chiede tempo per replicare, si allungano i tempi

I legali dei 47 imputati hanno chiesto al giudice di dichiarare inutilizzabili intercettazioni sostenendo che alcune annotazioni provenienti dalla Dda non sono state mai trasmesse e messe a disposizioni delle parti

La procura chiede tempo e scrive al giudice per fare presente che una settimana non è bastata per trovare quei brogliacci, relativi ad annotazioni su intercettazioni all'epoca eseguite su incarico della Direzione distrettuale antimafia, che il collegio difensivo degli imputati dell'inchiesta "Waterloo" sul sistema Marco Campione, reclama. Gli stessi avvocati avevano sollevato una serie di eccezioni relative all'inutilizzabilità di intercettazioni e altri atti di indagine per vizi procedurali che avrebbero leso i diritti di difesa. 

La procura avrebbe dovuto replicare all'udienza di sabato ma ha scritto una nota al giudice per l'udienza preliminare Micaela Raimondo per fare presente la circostanza: per il processo più complesso degli ultimi anni dell'Agrigentino è stato, infatti, fissato un calendario che prevede udienze ogni sabato con 47 imputati e un centinaio di avvocati in arrivo da tutta Italia. Il gup ha, quindi, inviato un avviso per comunicare che l'udienza di sabato andrà sostanzialmente a vuoto.

L'inchiesta avrebbe svelato una fitta rete corruttiva attorno a Girgenti Acque, società che gestiva il servizio idrico nell'Agrigentino. Professionisti, politici, uomini delle istituzioni e forze dell'ordine sarebbero stati a disposizione della società e, in particolare del suo presidente Marco Campione, in cambio di favori e posti di lavoro per familiari e amici.

Quarantasette gli imputati nei cui confronti il pool di pm coordinati dal procuratore facente funzioni Salvatore Vella hanno chiesto il rinvio a giudizio. L'inchiesta "Waterloo" ruota attorno alla figura dell'imprenditore Marco Campione, ex presidente e "dominus" di Girgenti Acque, al quale si contesta di avere messo in piedi un sistema di corruzione a tutti livelli. Oltre al sessantenne imprenditore, titolare di una catena di aziende che operano nel commercio di diversi settori, erano finiti in carcere altri 7 collaboratori, poi rimessi tutti in libertà dal tribunale del riesame con diverse motivazioni.

Nella lista degli imputati ci sono i vertici di Girgenti Acque prima del commissariamento, politici, professionisti, forze dell'ordine, l'ex prefetto Nicola Diomede, accusato di avere “salvato” Girgenti Acque da un’interdittiva antimafia, e il presidente uscente dell'Ars Gianfranco Miccichè al quale si contesta l'accusa di finanziamento illecito al partito. 

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