Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Appalti e mazzette, 7 condanne al processo "Sorella sanità": 4 anni e 4 mesi a Manganaro

Al faccendiere originario di Canicattì è stata riconosciuta l'attenuante per avere collaborato con la magistratura. Agli inquirenti ha svelato un articolato sistema corruttivo

Salvatore Manganaro

Il gup Clelia Maltese ha condannato in primo grado sette imputati nell'inchiesta denominata "Sorella Sanità" sulle tangenti negli appalti nella sanità pubblica. Un solo imputato è stato assolto.

Sei anni e 8 mesi sono stati inflitti ad Antonio Candela, ex manager dell'Asp di Palermo e per ultimo responsabile della Cabina di regia regionale per il contrasto al Covid in Sicilia, e sei anni e 6 mesi a Fabio Damiani, ex manager dell'Asp di Trapani e responsabile della Centrale unica di committenza degli appalti.

Cinque anni e 8 mesi per il "faccendiere" Giuseppe Taibbi, 5 anni e 10 mesi per Roberto Satta, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie spa; 7 anni e due mesi a Francesco Zanzi, amministratore delegato della stessa società; 5 anni e 10 mesi per Salvatore Navarra, presidente del consiglio di amministrazione di Pfe spa fino al maggio 2020 e Salvatore Manganaro, 4 anni e 4 mesi. Unico assolto per non avere commesso Angelo Montisanti, responsabile operativo per la Sicilia della società Siram, difeso dall'avvocato Marcello Montalbano.

I pm avevano chieste pene più severe. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Vincenzo Zummo, Sergio Monaco, Ninni e Giuseppe Reina, Giuseppe Seminara, Pasquale Contorno e Marco Lo Giudice sono caduti alcuni capi di imputazione. A Manganaro e Damiani è stata riconosciuta l'attenuante per avere collaborato con la magistratura.

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