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Lunedì, 20 Maggio 2024
Operazione "Mi amor"

Dalla Colombia a Caltagirone e poi ad Agrigento per prostituirsi: marketing online e turnover ogni lunedì

Due persone sono finite in carcere, altrettante ai domiciliari e per 5 è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, 3 sono anche destinatari di divieto di dimora. Le donne provenienti dal Sud-America, di età compresa tra i 25 e i 40 anni, il lunedì venivano spostate anche ad Agrigento. I carabinieri hanno anche sequestrato due case di appuntamenti

Associazione finalizzata all'induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Nove misure cautelari - ed è stata l'operazione denominata "Mi amor" - sono state eseguite dai carabinieri.  A capo del gruppo criminale, due donne colombiane che potevano disporre di due case d’appuntamento nel centro di Caltagirone. Case d'appuntamenti che sono state sequestrate. Ancora in corso le ricerche di una delle due indagate a capo dell’organizzazione criminale.

Due persone sono finite in carcere, 2 ai domiciliari e per 5 è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, 3 sono anche destinatari di divieto di dimora nel Comune di Caltagirone.

L'inchiesta "Mi amor"

Oltre 100 i carabinieri del comando provinciale di Catania che, assieme ai colleghi di Agrigento e Messina, hanno eseguito le misure emesse dal gip del tribunale di Caltagirone. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere e favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

L’indagine, chiamata appunto “Mi amor” (l’appellativo con cui le vittime chiamavano i clienti), coordinata dalla Procura di Caltagirone e condotta dai carabinieri della compagnia di quel centro, ha portato alla luce l’esistenza di un gruppo criminale dedito al reclutamento di donne provenienti dal Sud-America (la maggior parte dalla Colombia), di età compresa tra i 25 e i 40 anni circa, da avviare alla prostituzione. A capo dell’associazione, chiamata “Cadena (in spagnolo rete organizzativa)”, 2 donne colombiane, che insieme agli altri indagati, tutti italiani, avrebbero curato ogni aspetto dell’attività di meretricio, dal supporto logistico (servizi di accompagnamento, ricariche telefoniche, pagamento di bollette ecc.) al marketing sui siti on-line (numerosi gli annunci pubblicati su svariati siti web di incontri).

operazione mi amor, dalla colombia a caltagirone-2

Le case di appuntamento

Secondo quanto emerso dall'inchiesta sviluppata tra giugno e dicembre 2021, le vittime, appena giunte all’aeroporto di Catania, sarebbero state prelevate e condotte in 2 abitazioni poste nel centro abitato di Caltagirone, due vere e proprie “case d’appuntamento” messe a disposizione dai proprietari, che avrebbero addirittura cambiato la biancheria all’arrivo di ogni nuova ragazza. In effetti, le donne sarebbero rimaste a Caltagirone solamente una settimana, per poi essere spostate - solitamente il lunedì - verso altri Comuni siciliani, ossia verso Agrigento, Trapani, Palermo e Messina - garantendo così alla clientela un frequente turn-over ed evitare le attenzioni delle forze dell'ordine. Un grande flusso di clienti appunto, che avrebbe assicurato all’organizzazione consistenti guadagni illeciti. Le prostitute infatti, oltre a dover cedere parte dei loro ricavi, sarebbero state costrette a versare giornalmente alla “Cadena” una “tassa”, tra i 50 e i 100 euro, che sarebbe servita anche da “canone” per l’alloggiamento. L'inchiesta avrebbe permesso di ricostruire le modalità organizzative con cui gli indagati avrebbero curato a 360 gradi tutti gli aspetti funzionali allo svolgimento dell’attività di prostituzione, dal supporto di carattere logistico, al marketing sui siti on-line.

Durante la loro permanenza nel calatino, le due organizzatrici, avvalendosi della collaborazione degli altri partecipi all’associazione, sempre per favorire e agevolare lo sfruttamento della prostituzione, avrebbero poi gestito tutte le quotidiane e basilari necessità delle loro prostitute, accompagnandole negli esercizi commerciali o agenzie di spedizioni, nonché effettuando loro ricariche telefoniche e pagamento di bollette, il tutto dietro compenso. Oltre al pagamento di tali servizi, le donne avviate al meretricio sarebbero state costrette sia a cedere parte dei ricavi derivanti dall’“attività lavorativa".

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Tanti clienti grazie agli annunci online

Le due straniere, finite in carcere, avrebbe trattenuto il denaro derivante dalla prostituzione delle vittime, in parte per sé, in parte per l’organizzazione, denominata da tutti gli indagati nonché dalle vittime “cadena”, ottenendo dunque illeciti guadagni dallo sfruttamento dell’altrui meretricio. Le indagini, condotte in un lasso temporale di circa 7 mesi, avrebbero consentito di accertare un grande flusso di clientela, a riprova dell’ampia conoscenza, nella città di Caltagirone, della presenza delle due “case di appuntamenti”. Da quanto accertato, infatti, numerosi gli annunci on-line, pubblicati su svariati siti web di incontri, riguardanti le ragazze che giungevano a Caltagirone, il cui inserimento era curato dalle due colombiane a capo del gruppo criminale.

(Aggiornato alle ore 17,30)

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