Cronaca

Braccianti schiavizzati in campagna, maresciallo in aula: "Ecco come partì l'inchiesta"

Alcuni esposti anonimi, arrivati in caserma, rivelarono che un gruppo di stranieri veniva sfruttato per intere giornate di lavoro in cambio di pochi euro

I furgoni su cui venivano caricati i braccianti

"Nel 2018 la Procura di Agrigento ci delegò un'attività di indagine in seguito all'invio di alcuni esposti anonimi, arrivati alla caserma dei carabinieri di Campobello, che segnalavano episodi di sfruttamento di braccianti stranieri nelle campagne".

Un maresciallo dei carabinieri che prese parte alle indagini racconta così, in aula, davanti alla Corte di assise presieduta da Alfonso Malato, le prime battute dell'inchiesta anticaporalato "Ponos" che ha già portato a sei condanne e un patteggiamento. Unico imputato di questo stralcio è Vasile Mihu, 44 anni, rumeno, residente a Campobello.

La sentenza dello stralcio abbreviato del processo è stata emessa, il 2 ottobre scorso, dal gup del tribunale di Palermo, Rosario Di Gioia, che ha condannato i sei imputati ". Le pene più alte sono state inflitte alle due donne ritenute a capo dell'organizzazione che operava nell'Agrigentino. Sono Vera Cicakova, 59 anni, e la figlia Veronika, 37 anni: quest'ultima è stata condannata a 7 anni e 4 mesi; 7 anni e 10 mesi alla madre. Il pm della Dda Ilaria De Somma aveva chiesto per entrambe 12 anni di carcere. Un anno e quattro mesi sono stati inflitti a Rosario Burgio, 42 anni, di San Cataldo (3 anni e 6 mesi era la richiesta); 2 anni e 4 mesi per Emiliano Lombardino, 46 anni, di Porto Empedocle (3 anni); 3 anni a Giovanni Gurrisi, 41 anni di Agrigento (5 anni); 3 anni per Neculai Stan, 62 anni (6 anni). 

Un settimo imputato - Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro, ha patteggiato 2 anni di reclusione. Le accuse contestate sono di associazione a delinquere, sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento dell'immigrazione clandestina. Il solo Mihu, difeso dall'avvocato Daniel Balteanu, ha scelto il dibattimento e il sottufficiale ha, adesso, raccontato in aula l'attività di indagine. "Abbiamo posizionato il gps nei due furgoni con cui venivano trasportati i braccianti stranieri, per ricostruire gli spostamenti, nonchè nelle auto delle due donne".

Le indagate, però, spesso andavano all'estero e lasciavano le vetture in Romania. "E' stato complicato - ha aggiunto il sottufficiale - perchè abbiamo perso molte volte il segnale". Il maresciallo ha raccontato che "i braccianti, dopo che si radunavano in una piazza di Campobello, dove avevamo collocato una telecamera nascosta, venivano caricati in 17 o 18 in un furgone che poteva contenerne al massimo 9 e da lì, alle 4 del mattino, venivano trasportati in campagna, dove lavoravano almeno fino alle 16 ma, a volte, pure fino alle 18 o alle 20". 

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