Crack Pelonero, no del giudice al dissequestro di un'azienda del gruppo

Le imprese al centro dell'operazione Malebranche, con relativi rapporti finanziari e beni, per il momento restano sotto la guida dell'amministrazione giudiziaria

La Guardia di finanza davanti uno dei negozi del gruppo

"Gli elementi evidenziati dal consulente della difesa non sono idonei a sminuire la prospettazione accusatoria rispetto ai fatti contestati di bancarotta fraudolenta": con queste motivazioni il gip del tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha rigettato la richiesta di dissequestro di una società del gruppo Pelonero - "Natalemania e giocattolimania", attraverso la quale si gestisce un punto vendita di Favara -, al centro dell'inchiesta sul presunto crack del gruppo.

Il giudice, pronunciandosi sulla richiesta dell'avvocato Daniela Posante, difensore di una delle indagate - Fabiana Sferrazza, 26 anni (del collegio fanno parte anche gli avvocati Giovanni Castronovo, Santo Lucia, Salvatore Falzone, Antonella Arcieri, Chiara Proietto e Giacinto Paci) -, ha ritenuto che, nonostante il tribunale del riesame abbia annullato le dieci ordinanze che imponevano gli arresti domiciliari a nove componenti della famiglia Sferrazza - fra cui la ragazza titolare delle quote e la commercialista del gruppo - vi siano ancora esigenze cautelari che stanno alla base del sequestro di quote sociali, beni aziendali, merci e rapporti finanziari.

Nell'operazione, eseguita dalla Guardia di finanza all'alba del 30 luglio, sono finiti ai domiciliari Gaetano Sferrazza, 78 anni; i figli Gioachino, 54 anni con la moglie Maria Teresa Cani, 54 anni e i figli Gaetano e Fabiana, 29 e 26 anni; Diego, 51 anni con la moglie Giovanna Lalicata, 51 anni e i figli Clelia e Gaetano, 23 e 28 anni e la commercialista Graziella Falzone, 53 anni.

L'ordinanza cautelare, firmata dallo stesso gip su richiesta dei pubblici ministeri Alessandra Russo e Paola Vetro, ha chiuso il cerchio di un'indagine lunga cinque anni. Il sistema ipotizzato dagli inquirenti è quello classico: i componenti della famiglia Sferrazza con il supporto della commercialista avrebbero creato delle società - operanti perlopiù nel settore della vendita di casalinghi, giocattoli o articoli per la casa - con l'obiettivo di portarle al fallimento pilotato, facendo sparire i fondi che venivano sottratti a fisco e fornitori.

Il tribunale del riesame ha annullato l'ordinanza ritenendo insussistente l'accusa di associazione a delinquere senza entrare nel merito dei fatti di bancarotta, ritenuti troppo datati per ritenere attuali le esigenze cautelari. Le aziende del gruppo, però, per il momento restano sotto sequestro.

La difesa, adesso, potrà rivolgersi al tribunale del riesame. Intanto lo stesso gip Luisa Turco, accogliendo la richiesta dei difensori - gli avvocati Francesco Turoni e Maria Elisa Butera - ha revocato la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di residenza nei confronti di Assuntina Lupo, 55 anni, coinvolta nell'inchiesta con l'accusa di avere avallato alcune operazioni finalizzate a fare sparire risorse da un'impresa.

Secondo il giudice, "il decorso del tempo e l'annullamento dell'ordinanza di arresto da parte del riesame per gli altri indagati ha fatto cessare le esigenze cautelari".

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