La maxi inchiesta "Malebranche": la famiglia Sferrazza fa scena muta davanti al gip

Tutti i 9 componenti del gruppo Pelonero, al centro di un'indagine che ipotizza il crac "pilotato" delle aziende, si avvalgono della facoltà di non rispondere

Da sinistra Diego e Gioacchino Sferrazza

Scena muta davanti al gip: i nove componenti della famiglia Sferrazza - accusati di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio -, finiti agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Malebranche", si avvalgono della facoltà di non rispondere.

Sono tredici, in tutto, le misure cautelari scattate all'alba di giovedì. 

Il principale indagato, come spiegato dagli inquirenti in occasione della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli, è Gioacchino Sferrazza, ex presidente dell’Akragas, che nel 2009 fece parlare di sè dedicando la vittoria della sua squadra al boss di Palma, Nicola Ribisi: la circostanza, peraltro, viene sottolineata più di una volta negli atti dell'inchiesta in cui si parla di "legami con esponenti della criminalità organizzata".

Insieme a lui sono finiti ai domiciliari anche il padre Gaetano, la moglie Maria Teresa Cani, i figli Fabiana e Gaetano, il fratello Diego, la moglie Giovanna Lalicata e i figli Gaetano e Clelia. Questa mattina, davanti al gip Luisa Turco che ha firmato l'ordinanza su richiesta del procuratore Luigi Patronaggio e dei pm Paola Vetro e Alessandra Russo, sono comparsi tutti per l'interrogatorio di garanzia.

Gli indagati, prelevati dalle rispettive abitazioni dalla Guardia di Finanza, accompagnati dai difensori (gli avvocati Daniela Posante, Giovanni Castronovo, Chiara Proietto, Antonella Arcieri e Giacinto Paci) hanno formalizzato al giudice la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere.

La decima indagata finta agli arresti domiciliari è la commercialista Graziella Falzone, 53 anni, assistita dagli avvocati Santo Lucia e Salvatore Falzone, che sarà interrogata domani, insieme ai tre indagati (in tutto sono 22 le persone sotto inchiesta) destinatari di un provvedimento che impone loro l'obbligo di dimora nel comune di residenza.

Si tratta di Francesco Maraventano, 38 anni, anche lui in passato presidente dell'Akragas; Vincenzo Lo Cicero, 36 anni e Assuntina Lupo, 55 anni. 

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Subito dopo l'inchiesta, che ipotizza l'esistenza di una vera e propria organizzazione dedita al fallimento pilotato di dodici imprese con la finalità di "svuotarle" dei beni per sottrarli a fisco e creditori, passerà al vaglio del tribunale del riesame.

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