Il crac del gruppo Pelonero, la commercialista dal gip: "Non mi sono accorta di nulla"

Graziella Falzone, 53 anni, finita ai domiciliari, nega di essere la mente dell'organizzazione: "Ero solo la consulente, anche se avessi notato anomalie non sarei stata tenuta a denunciare nulla"

La Guardia di Finanza davanti al negozio Pelonero il giorno dell'operazione

"Non mi sono mai accorta di anomalie, mi sono limitata a fare da consulente e prestare la mia prestazione professionale anche in occasione delle cessioni di rami d'azienda che venivano gestite dal notaio. Non capisco, peraltro, anche qualora mi fossi accorta che c'erano delle anomalie, cosa avrei dovuto fare? Avevo forse l'obbligo di denunciare i clienti?"

La commercialista Graziella Falzone, 53 anni, finita agli arresti domiciliari nell'ambito dell'operazione "Malebranche", relativa al crac del gruppo Pelonero, si difende e respinge le accuse. La professionista, difesa dagli avvocati Santo Lucia e Salvatore Falzone, per oltre due ore ha risposto alle domande del gip Luisa Turco e dei pm Paola Vetro e Alessandra Russo, presenti all'interrogatorio di garanzia.

L'indagine, svolta sul campo dalla Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio, ipotizza nei suoi confronti il ruolo di "mente" della presunta organizzazione a delinquere che avrebbe svuotato, negli anni, dodici società collegate fra loro, facendo sparire soldi e beni per 5 milioni di euro destinati e fornitori, creditori e fisco.

Nell'operazione, all'alba di giovedì, oltre alla commercialista, sono finiti agli arresti domiciliari tutti i componenti della famiglia Sferrazza, che - da molti anni - gestiscono svariati punti vendita di casalinghi, giocattoli e altri beni al dettaglio, sparsi per la provincia. 

Gli altri arrestati sono: Gaetano Sferrazza, 78 anni; i figli Gioachino, 54 anni con la moglie Maria Teresa Cani, 54 anni e i figli Gaetano e Fabiana, 29 e 26 anni; Diego, 51 anni con la moglie Giovanna Lalicata, 51 anni e i figli Clelia e Gaetano, 23 e 28 anni. Gli Sferrazza, ieri mattina, assistiti dai difensori (gli avvocati Daniela Posante, Giovanni Castronovo, Chiara Proietto, Antonella Arcieri e Giacinto Paci) si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. 

Le accuse contestate ai principali indagati sono di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio ed evasione fiscale. La commercialista, già destinataria negli anni scorsi di un sequestro nell'ambito di questa indagine, ha negato con fermezza sia la circostanza di essere la "mente" dell'organizzazione che l'avere compiuto singole irregolarità. "Non è vero - ha aggiunto - che mi sono rifiutata di consegnare documenti e scritture contabili. Quelli che erano in mio possesso li ho sempre esibiti alla curatela".

Questa mattina è stato interrogato pure l'ex presidente dell'Akragas, Francesco Maraventano, 38 anni, accusato di avere, nella qualità di amministratore di diritto di alcune società, qualifica - secondo l'accusa - meramente formale, eseguito alcune operazioni finalizzate a disperdere i beni di alcune aziende per sottrarli ai creditori in vista del fallimento. Il trentottenne, difeso dall'avvocato Salvatore Salvago, raggiunto da un provvedimento che gli impone l'obbligo di dimora nel Comune di residenza, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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