Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Crack del gruppo Pelonero, la Procura insiste: "Vanno arrestati per associazione e bancarotta"

I pm impugnano le ordinanze del tribunale del riesame che aveva annullato i provvedimenti: "Motivazioni illogiche e contraddittorie". Intanto si decide sul dissequestro di una delle aziende

"Non siamo in presenza di un'attività estemporanea e occasionale ma ad uno schema sistematico di svuotamento delle imprese e di distruzione della documentazione per occultare il patrimonio". 

I pubblici ministeri Alessandra Russo e Paola Vetro insistono e tornano a chiedere alla Corte di Cassazione l'arresto dei dieci indagati dell'operazione "Malebranche" che avrebbe fatto luce sul crack milionario del gruppo Pelonero. 

L'ordinanza cautelare, firmata dal gip Luisa Turco ed eseguita dalla Guardia di Finanza il 30 luglio, ha chiuso il cerchio di un'indagine lunga cinque anni e coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio. Il sistema ipotizzato dagli inquirenti è quello classico: i componenti della famiglia Sferrazza con il supporto della commercialista avrebbero creato delle società - operanti perlopiù nel settore della vendita di casalinghi, giocattoli o articoli per la casa - con l'obiettivo di portarle al fallimento pilotato, facendo sparire i fondi che venivano sottratti a fisco e fornitori.

Ai domiciliari erano finiti Gaetano Sferrazza, 78 anni; i figli Gioachino, 54 anni con la moglie Maria Teresa Cani, 54 anni e i figli Gaetano e Fabiana, 29 e 26 anni; Diego, 51 anni con la moglie Giovanna Lalicata, 51 anni e i figli Clelia e Gaetano, 23 e 28 anni e la commercialista Graziella Falzone, 53 anni: quest'ultima avrebbe indicato agli Sferrazza, che gestivano il gruppo di aziende, le soluzioni tecniche da adottare per "svuotarle".

Il tribunale del riesame, al quale si sono rivolti i difensori (gli avvocati Daniela Posante, Antonella Arcieri, Giovanni Castronovo, Chiara Proietto, Santo Lucia, Salvatore Falzone e Giacinto Paci) ha annullato l'ordinanza ritenendo insussistente l'accusa di associazione a delinquere senza entrare nel merito dei fatti di bancarotta, ritenuti troppo datati per ritenere attuali le esigenze cautelari. I pm, adesso, chiedono di annullare quelle ordinanze. 

Contestata anche la ritenuta mancanza di esigenze cautelari. "Il danno patrimoniale che hanno provocato, superiore ai 4 milioni di euro - scrivono i pm -, comporta quasi la certezza della commissione di altri reati". Le prime udienze sono state fissate per il 17 dicembre, quando saranno discusse - alla Suprema Corte - le posizioni di Clelia Sferrazza e della zia Maria Teresa Cani. 

Intanto, questa mattina, l'avvocato Posante - difensore di Fabiana Sferrazza - ha chiesto ai giudici del tribunale del riesame presieduto da Alfonso Malato il dissequestro di una delle aziende - la Natalemania e Giocattolimania - di cui il gip ha rigettato la restituzione. Le aziende del gruppo, al momento, sono tutte gestite dagli amministratori giudiziari. 

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