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“Ho gli sbirri addosso”: spostate le pistole senza avvisare Massimino

Il gip: "Agli indagati Marco Davide Clemente e Sergio Cusumano era stato attribuito il compito, delicatissimo e di chiara natura fiduciaria, di custodire le armi di cui la consorteria delinquenziale aveva la disponibilità”

“Ho gli sbirri addosso”. E’ il 12 settembre del 2015 quando sarebbe stata intercettata dagli investigatori – che sviluppavano l’inchiesta denominata Kerkent – questa frase. A pronunciarla – secondo quanto emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Walter Turturici del tribunale di Palermo, su richiesta della Dda, - Marco Davide Clemente che avrebbe provveduto, stando alle ipotesi accusatorie formulate, a spostare delle pistole. Uno spostamento fatto perché verosimilmente sentiva il fiato sul collo delle forze dell’ordine o comunque particolari attenzioni investigative sul suo conto. “Agli indagati Marco Davide Clemente e Sergio Cusumano – scrive il Gip nelle sue valutazioni – era stato attribuito il compito, delicatissimo e di chiara natura fiduciaria, di custodire le armi di cui la consorteria delinquenziale organizzata e diretta da Antonio Massimino aveva la disponibilità”.

“Nel corso della conversazione intercorsa in data 12 settembre 2015 Marco Davide Clemente raccontava a Giuseppe Messina – ricostruisce il Gip - di avere provveduto allo spostamento di pistole a seguito della percezione di particolari attenzioni investigative nei suoi confronti: ‘Ho gli sbirri addosso’. Avvertito il pericolo di possibili perquisizioni in luoghi nella sua disponibilità,

Clemente aveva di questo informato Sergio Cusumano. Quest’ultimo conosceva il luogo in cui le armi erano occultate ed aveva seguito Clemente Marco Davide per fornirgli ausilio – prosegue la ricostruzione operata dagli investigatori e finita nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip - . Tanto si desume dalle parole profferite da Clemente nel corso del racconto fatto a Messina Giuseppe per descrivere la condotta tenuta dal Cusumano: ‘Sapeva dove erano messe mi è venuto dietro’.

Cusumano, in quello stesso frangente, aveva chiesto se altro soggetto, certamente identificabile in Antonio Massimino – proseguono le valutazioni del Gip - fosse al corrente dello spostamento delle armi: ‘Ma lui lo sa?’. Le ragioni di urgenza percepite da Marco Davide Clemente, in relazione a possibili perquisizioni delle forze di polizia (“Dio non voglia vengono...”) avevano reso impossibile informare preventivamente Massimino. Marco Davide Clemente invitava Cusumano ad informare Antonio Massimino dello spostamento delle armi (di cui lo stesso Cusumano, conoscendo il luogo di custodia, ben avrebbe potuto disporre): ‘Se lo vedi, gli ho detto, avvisalo. . .gli dici che io mi sono portato tutte cose...’. 

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