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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Cronaca

Giro di squillo al locale "Dolce vita", maresciallo in aula: "Atti sessuali immortalati dalle telecamere nascoste"

Il sottufficiale ha raccontato le indagini che hanno portato all'operazione: "Il night era pubblicizzato anche sui mezzi di trasporto, non c'erano rapporti completi"

"Le telecamere nascoste all'interno dei privèe hanno documentato che le ragazze si intrattenevano con i clienti del locale e compivano atti sessuali. Non c'erano rapporti completi, solo sfregamenti e palpeggiamenti". 

II luogotenente dei carabinieri Francesco Lo Mascolo ha raccontato così, in aula, le indagini che hanno portato all'operazione "Dolce Vita" che sgominò un giro di prostitute rumene allestito attorno all'omonimo locale lungo la strada industriale.

Il processo è in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara. Le accuse contestate sono di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ed esercizio della prostituzione. Gli imputati avrebbero procacciato le prostitute rumene pagando loro il viaggio e promettendo facili guadagni. Per l'ingresso in Italia, in quegli anni più complesso perchè la Romania non faceva parte dell'Unione europea, avrebbero attestato falsamente l'ospitalità per altri motivi.

"Il locale - ha aggiunto il carabiniere - era pubblicizzato attraverso dei manifesti affissi sui mezzi pubblici. In questo modo si faceva il passaparola". La vicenda, infatti, rimasta in ghiaccio per tantissimi anni, risale al 2005 quando ancora non erano diffusi i social e neppure gli smartphone. Un lasso di tempo così lungo che la difesa, in precedenza, aveva sottolineato che i fatti risalivano al 2005 e non erano, a giudizio dei legali degli imputati, più punibili. Secondo i giudici della seconda sezione penale, invece, la prescrizione non è ancora maturata.

Una volta arrivate in Italia le ragazze, sostiene l'accusa, venivano fatte prostituire nel night "La dolce vita", nella zona industriale della città, che ha dato il nome all'operazione. All'interno del locale notturno vi sarebbero stati dei camerini dove le ragazze vendevano il loro corpo ai clienti.

Il luogotenente ha riferito gli esiti di un controllo all'interno del locale, quando furono passati al setaccio tutti i documenti delle prostitute. 

Quattro gli imputati. Si tratta di Mario Ciulla, 37 anni, di Agrigento; Vito Destro, 55 anni, favarese; Andrea Amato, 51 anni, di Porto Empedocle e Antonio Caramazza, 46 anni, di Favara. Si torna in aula il 17 novembre per sentire gli altri testi della lista del pubblico ministero Elenia Manno.

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