"Diplomi venduti senza sostenere neppure una lezione", in 104 davanti al gup

Falsa partenza, per alcuni difetti di notifica, dell'udienza preliminare scaturita dall'inchiesta "Diplomat": per la prima volta, a causa dell'emergenza Covid, è stata usata l'aula Livatino per un processo

Falsa partenza, per il mancato perfezionamento di alcune notifiche, dell'udienza preliminare che scaturisce dall'operazione "Diplomat" che ipotizza un giro di diplomi "venduti" senza neppure sostenere una lezione grazie alla falsificazione di documenti che attestavano il regolare percorso scolastico.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all'università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

Oggi, per la prima volta, in una ventina di anni di operatività del nuovo tribunale, in considerazione dell'emergenza sanitaria, è stata usata per un processo l'aula "Livatino", di solito riservata a convegni e seminari, dove ci sono oltre 200 posti a sedere. 

L'indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il "diplomificio" avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse contestate dal pm Paola Vetro e dal procuratore Luigi Patronaggio, che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio. I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro "regalato" per potersi iscrivere all'università.

Uno dei presunti promotori dell'associazione sarebbe stato l'ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi "D'Annunzio" di Ispica, al quale, negli anni scorsi, nelle battute iniziali delle indagini, furono sequestrati 300mila euro in contanti, nascosti in una scatola di scarpe. L'inchiesta è partita dalla Procura di Ragusa per il coinvolgimento dell'istituto di Ispica che risultava collegato ad altri della provincia di Agrigento. Il dirigente scolastico ed ex deputato Udc, dal 2013 al 2015, è ritenuto dalla Procura anche il gestore di fatto di tre istituti: il Volta di Canicattì, il Pirandello di Licata e il Pirandello di Canicattì.

L'udienza, dopo il passaggio a vuoto di questa mattina, riprende il 20 novembre. 

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