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Il giro di diplomi "venduti" a cavallo di tre province: via libera a tutte le intercettazioni

Il gup incarica due periti per le trascrizioni: si allungano i tempi dell'udienza preliminare

I periti Giuseppe Rinzivillo e Santo Bonsignore hanno ricevuto l'incarico dal gup e trascriveranno tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali disposte durante le indagini sul cosiddetto "diplomificio" che sarebbe stato messo in piedi fra le province di Agrigento e Ragusa. Il 6 maggio riferiranno in aula.

A chiedere di farle entrare nel fascicolo, già nella fase dell'udienza preliminare, era stato il pubblico ministero Paola Vetro. Il procedimento è quello che scaturisce dall'operazione "Diplomat" che ipotizza un giro di diplomi "venduti" senza neppure sostenere una lezione grazie alla falsificazione di documenti che attestavano il regolare percorso scolastico.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all'università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

L'indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il "diplomificio" avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse contestate dal pm Paola Vetro e dal procuratore Luigi Patronaggio, che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio. I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro "regalato" per potersi iscrivere all'università.

Il personaggio chiave dell'inchiesta è l'ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi "D'Annunzio" di Ispica. L'inchiesta è partita dalla Procura di Ragusa per il coinvolgimento dell’istituto ibleo che risultava collegato ad altri della provincia di Agrigento. Il dirigente scolastico è ritenuto dalla Procura anche il gestore di fatto di tre istituti: il Volta di Canicattì, il Pirandello di Licata e il Pirandello di Canicattì.
 

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