Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

La maxi udienza preliminare sul "diplomificio" al bivio, completata la perizia sulle intercettazioni

Trascritte tutte le conversazioni che proverebbero, secondo la Procura, un giro di titoli di studio "venduti" senza neppure frequentare le lezioni

(foto archivio)

I periti Giuseppe Rinzivillo e Santo Bonsignore hanno depositato la perizia con la trascrizione di tutte le intercettazioni. I difensori chiedono di esaminarla e il gup rinvia l'udienza preliminare al 29 settembre. 

E' arrivato al bivio decisivo il procedimento sul cosiddetto "diplomificio" che sarebbe stato messo in piedi fra le province di Agrigento e Ragusa. L'inchiesta "Diplomat" ipotizza un giro di diplomi "venduti" senza neppure sostenere una lezione grazie alla falsificazione di documenti che attestavano il regolare percorso scolastico.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all'università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

Il pm Paola Vetro ha chiesto di trascrivere da subito le intercettazioni e la difesa non si è opposta. I periti hanno impiegato diversi mesi per completare e consegnare la loro relazione. L'indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il "diplomificio" avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio.

I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro "regalato" per potersi iscrivere all'università.

Uno dei presunti promotori dell'associazione sarebbe stato l'ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi "D'Annunzio" di Ispica, al quale, negli anni scorsi, nelle battute iniziali delle indagini, furono sequestrati 300mila euro in contanti, nascosti in una scatola di scarpe. L'inchiesta è partita dalla Procura di Ragusa per il coinvolgimento dell’istituto ibleo che risultava collegato ad altri della provincia di Agrigento. Il dirigente scolastico è ritenuto dalla Procura anche il gestore di fatto di tre istituti: il Volta di Canicattì, il Pirandello di Licata e il Pirandello di Canicattì.
 

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