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Cronaca Canicattì

La maxi udienza preliminare sul diplomificio, il pm: "Non luogo a procedere per due docenti"

La procura, in seguito alla decisione del gip di far modificare i capi di imputazione, rivede la propria posizione per due imputate. Per gli altri cento è stata ribadita la richiesta di rinvio a giudizio

Il pubblico ministero Paola Vetro, in seguito all'ordinanza del gip che le imponeva di modificare i capi di imputazione, ritenuti "troppo generici", rivede in parte la sua posizione e chiede il non luogo a procedere per le docenti Stefania Bonfiglio e Assunta Alabiso. Per gli altri cento imputati è stata ribadita la richiesta di rinvio a giudizio.

Il procedimento è quello che scaturisce dall'operazione "Diplomat" che ipotizza un giro di diplomi "venduti" senza neppure sostenere una lezione grazie alla falsificazione di documenti che attestavano il regolare percorso scolastico.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all'università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

L'indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il "diplomificio" avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio.

I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro "regalato" per potersi iscrivere all'università.

Uno dei presunti promotori dell'associazione sarebbe stato l'ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi "D'Annunzio" di Ispica, al quale, negli anni scorsi, nelle battute iniziali delle indagini, furono sequestrati 300mila euro in contanti, nascosti in una scatola di scarpe. L'inchiesta è partita dalla Procura di Ragusa per il coinvolgimento dell’istituto ibleo che risultava collegato ad altri della provincia di Agrigento. Il dirigente scolastico è ritenuto dalla Procura anche il gestore di fatto di tre istituti: il Volta di Canicattì, il Pirandello di Licata e il Pirandello di Canicattì.

Il 18 giugno del 2015, la Guardia di finanza, nell’abitazione dell’allora deputato regionale dell’Udc, aveva scoperto una vera e propria “fabbrica del falso”. Le Fiamme Gialle, che indagavano, su disposizione della Procura della Repubblica di Ragusa, sul presunto giro di falsi diplomi a pagamento, trovarono timbri del Comune di Canicattì, dell'Asp, dell'Ufficio igiene, della Regione e dell'Ufficio tecnico comunale. Cani, fin dalle battute iniziali della vicenda, ha sempre definito “del tutto infondate le accuse nei suoi confronti”. 

Il 23 marzo, conclusi gli altri interventi difensivi, il gup deciderà sulle richieste di rinvio a giudizio. 

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