Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

"Aziende fantasma per truffare l'Inail con i finti infortuni": 17 condanne, prescrizione per 35 imputati

Nove anni dopo l'operazione "Demetra", che ha sgominato una truffa colossale ai danni dell'istituto, arriva la sentenza. La pena più alta - 7 anni di reclusione - per l'ex consigliere provinciale e assicuratore Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 6 anni e 10 mesi al consulente del lavoro Giorgio Lo Presti. Il decorso del tempo ha spazzato via la maggior parte delle accuse

False aziende con finti posti di lavoro che servivano per ottenere indennizzi reali per infortuni simulati: secondo i giudici della prima sezione penale, 17 dei 52 imputati sono colpevoli: le pena decise vanno dai 18 mesi ai 7 anni di reclusione. Per altri 35 imputati il decorso del tempo è arrivato in soccorso facendo prescrivere tutti i reati.

Il processo, appena concluso, era quello scaturito dall’inchiesta "Demetra", che ipotizza una colossale truffa ai danni di Inps e Inail. L'operazione dei carabinieri è scattata il 28 giugno del 2013.

In carcere, allora, erano finiti il consulente del lavoro Giorgio Lo Presti, 67 anni, di Porto Empedocle, e l’assicuratore Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 57 anni, di Raffadali, ex consigliere provinciale. Arresti domiciliari per Salvatore Borsellino, 40 anni e Giuseppe Gangarossa, 45 anni, ritenuti componenti della banda, per il medico dell’Inail Salvatore Conti, 64 anni, di Agrigento; e Salvatore Russo, 44 anni, radiologo di Aragona.

La pena più alta - 7 anni di reclusione - è stata inflitta a Terrazzino: 6 anni e 10 mesi a Lo Presti; 6 anni e 8 mesi a Conti; 5 anni e 6 mesi a Russo; 3 anni e 10 mesi a un altro presunto componente della banda di truffatori ovvero Fabrizio Santamaria, 39 anni, di Siculiana, accusato di avere fatto da prestanome nella creazione di un'azienda; 3 anni e 6 mesi a Giuseppe Gangarossa, 46 anni, di Porto Empedocle, accusato di avere gestito alcune aziende "fantasma"; 3 anni a Salvatore Tortorici, 33 anni, di Porto Empedocle, anche lui accusato di essere un prestanome della banda. 

E poi ancora: 3 anni e 8 mesi a Giacomo Giuca, 31 anni, di Porto Empedocle, definito dagli inquirenti un'altra "testa di legno consapevole" delle tante finte imprese create dal nulla per alimentare la truffa; 1 anno e 8 mesi a Carmelo Colombo, 46 anni, di Porto Empedocle, presunto "falso" dipendente di un'azienda; stessa pena per Giovanni Salemi, 42 anni, di Porto Empedocle, altro imputato al quale si contesta di essersi prestato a fare da falso dipendente. 

Un anno e 6 mesi di reclusione ad altri sette imputati: Jessica Giglio, Ruben Angelo Arrigo, Michele Baldarelli, Aymen Merdassi, Francesco Di Grado, Cristian Giardino ed Ernesto Lo Presti; tutti presunti falsi dipendenti. 

Tutto sarebbe ruotato attorno ad alcune aziende fantasma (la più grossa sarebbe stata la “Demetra”, riconducibile a Lo Presti) attraverso le quali, sostiene l'accusa, si mettevano in piedi rapporti di lavoro fittizi che servivano poi per ottenere consistenti indennità di disoccupazione oppure indennizzi da infortuni che venivano simulati con la compiacenza di medici. Nella lista degli indagati inizialmente c’erano 86 persone. 

Il pm Gloria Andreoli aveva proposto la pena più alta - 12 anni di reclusione - per Terrazzino, Conti e Lo Presti. Queste le altre richieste: Fabrizio Santamaria (9 anni); Giorgio Lo Presti (12 anni); Salvatore Tortorici (8 anni e 8 mesi); Giacomo Giuca (8 anni e 10 mesi); Ernesto Lo Presti (4 anni); Francesco Ceraulo (4 anni); Carmelo Colombo (4 anni); Giuseppe Gangarossa (8 anni e 8 mesi); Giovanni Salemi (5 anni e 4 mesi); Jessica Giglio (4 anni) ; Cristian Giardino (4 anni) ; Francesco Di Grado (4 anni); Salvatore Russo (11 anni e 6 mesi) ; Salvatore Conti (12 anni) ; Aymen Merdassi (4 anni); Ruben Angelo Arrigo (4 anni); Michele Baldarelli (4 anni).

Chiesto, inoltre, il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, nei confronti di 34 persone: Francesco Di Stefano, Leonardo Diana, Giuseppe Valenti, Antonio Volpe, Gerlando Salemi, Fabio Sorrentino, Maurizio Sorrentino, Francesco Sacco, Salvatore Lo Vetro, Francesco Agnello, Giovanni Trupia, Michele Trupia, Calogero Sammartino, Calogero Seddio, Elia Adriani, Calogero Adriani, Domenico Cimino, Calogero Donato, Salvatore Donato, Angelo Gangarossa, Giuseppe Lombardo, Mario Lombardo, Calogero Lombardo, Emanuele Lombardo, Giacomo Lombardo, Gioacchino Barrale, Alfonso Cumella, Salvatore Mazza, Alessandro Termini, Gerardo De Rosa, Giovanna Frenna, Khemaies Balghaj, Laida Mohamed Ben Ali e Gerlando Sanfilippo.

Il collegio di giudici presieduto da Alfonso Malato, invece, oltre alle 17 condanne ha emesso una sentenza di non doversi procedere per avvenuta prescrizione per tutti gli altri imputati. Terrazzino, Lo Presti, Conti e Russo sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. Lo Presti, Conti e Russo sono stati, inoltre, interdetti per 5 anni dall'esercizio delle rispettive professioni.

I 17 imputati riconosciuti colpevoli dovranno risarcire l'Inail e la federazione provinciale degli artigiani di Agrigento, costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Giovanni Cacioppo e Floriana Salamone.

Il verdetto è stato letto nella tarda mattinata dopo un paio di mesi di udienze dedicate alle arringhe difensive (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Giuseppe Barba, Salvatore Pennica, Giuseppe Scozzari, Luigi Troja, Andrea Arrabito, Rosario Fiore, Antonino Gaziano, Rosa Salvago, Daniele Re e Fabio Inglima Modica).

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