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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Falsi infortuni per ricevere l'indennità Inail, ecco come funzionava l'organizzazione

C'era chi attestava i falsi infortuni, chi era dedito a reclutare i falsi lavoratori e chi, ancora, gestiva l'intera organizzazione, mantenendo i rapporti tra tutte le parti. Un'associazione curata nel minimo dettaglio

Il modus operandi dell'organizzazione era tanto "semplice", quanto ben mascherato: c'era una società fantasma che assumeva lavoratori, gli stessi che si infortunavano (falsamente) per ricevere l'indennizzo dell'Inail, e che poi venivano licenziati (in realtà non avevano mai svolto alcuna attività lavorativa) per ottenere l'indennità di disoccupazione. 

C'era chi attestava i falsi infortuni, chi era dedito a reclutare i falsi lavoratori e chi, ancora, gestiva l'intera organizzazione, mantenendo i rapporti tra tutte le parti. Un'associazione curata nel minimo dettaglio, in tutti gli aspetti, che averebbe operato nell'Agrigentino fin dal 2010. Dal dirigente dell'Inail al radiologo compiacente, dal "cacciatore" di lavoratori al patronato che sbrigava le pratiche. Ma i carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno messo fine all'organizzazione. Un giro d'affari che, secondo quanto finora accertato dagli inquirenti, avrebbe superato in totale cifre a sei zeri.

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L'operazione è scattata alle prime luci dell'alba di oggi: oltre cinquanta carabinieri impegnati tra Agrigento, Porto Empedocle e Raffadali. L'indagine, condotta principalmente dal maresciallo Fabio Natale e dall'appuntato Fabio Baschera, entrambi della Compagnia dei carabinieri di Agrigento, si è conclusa con otto misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Agrigento su richiesta della Procura: due in carcere, quattro ai domiciliari, un obbligo di presentazione e un divieto di dimora. Ottantasette, invece, gli indagati a piede libero. 

A capo dell'organizzazione ci sarebbe stato Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 49enne di Raffadali, ex consigliere provinciale dell'Mpa, ricoverato all'ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento dopo aver accusato un malore durante la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare: sarebbe stato lui a gestire i rapporti tra i falsi lavoratori e i medici compiacenti, utilizzando i patronati "Itaco", "Enasc" e "Inapa". 

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Ruolo fondamentale, inoltre, era quello dei due medici: Salvatore Russo e Salvatore Conti, entrambi ai domiciliari. Russo, medico radiologo, avrebbe redatto falsi referti ecografici che attestavano inesistenti patologie ai finti lavoratori. Conti, dirigente medico dell'Inail di Agrigento, avrebbe invece attestato patologie inesistenti ai lavoratori (che nemmeno si presentavano alle visite). Le perquisizioni hanno riguardato diversi patronati, tra Agrigento e Raffadali, oltre che studi medici e uffici. 

I carabinieri, diretti dal capitano Giuseppe Asti e dal tenente Rosario Iozza, hanno inoltre sequestrato numerosi beni mobili e immobili, oltre che denaro in conti correnti.

Operazione "Demetra", il blitz dei carabinieri

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