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Operazione Criminal drink / Favara

Frode milionaria con finti depositi alcolici: prosciolto un favarese

Si conclude dopo quasi 4 anni l'udienza preliminare con la decisione del gup di scagionare numerosi imputati ai quali si contestava di avere fatto parte di un'organizzazione transnazionale: in 11 vanno a processo

Non luogo a procedere per l'architetto favarese Antonio Crapanzano, 62 anni, accusato di avere gestito la cellula agrigentina dell'organizzazione sgominata con l'operazione "Criminal drink" che ipotizzava una truffa colossale, di un importo complessivo superiore ai 200 milioni di euro, nella gestione dei depositi di alcolici.

Lo ha disposto il giudice per l'udienza preliminare del tribunale, Manfredi Coffari, chiudendo l'udienza preliminare durata quasi quattro anni. Solo undici dei 26 imputati, tutti di altre regioni d'Italia, sono stati rinviati a giudizio. Alcune posizioni sono state separate ed è stata esclusa, per molti, l'accusa di associazione a delinquere.

La Procura ipotizzava la fittizia movimentazione dei prodotti alcolici da un deposito all'altro, in giro per il mondo, al solo scopo di eludere il pagamento delle accise sfruttando regimi e agevolazioni fiscali di cui non si aveva diritto.

Frode da 200 milioni di euro nella vendita di alcolici: in 26 dal gup

Nella lista degli imputati figuravano professionisti, uomini d'affari e imprenditori di mezza Italia accusati di avere messo in piedi un’associazione transnazionale, che attraverso la creazione di depositi fiscali fittizi, gestiva un traffico illecito di prodotti alcolici.

Le indagini sono state svolte sul campo dalla guardia di finanza e, a partire dal luglio del 2016, hanno portato a decine di arresti e sequestri per decine di milioni di euro a più riprese nei confronti dei componenti della banda che movimentava la merce in giro per il mondo, solo sulla carta, al fine - sostiene l'accusa - di ottenere la sospensione delle accise.

Operazione "Criminal drink": chiesti 27 rinvii a giudizio 

La banda, secondo l'impostazione accusatoria iniziale, avrebbe avuto una cellula favarese con a capo l'architetto Crapanzano, accusato di avere gestito uno dei depositi fittizi. Il professionista è il proprietario del magazzino dove sarebbe stata allestita l'attività illecita. L’architetto si è sempre difeso sostenendo di essersi limitato ad affittare il locale al cittadino belga Sebastien De Meersman, ritenuto uno dei principali promotori dell'organizzazione, ma di non sapere nulla dell’attività che sarebbe stata allestita all’interno.

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