Fiumi di cocaina e hashish fino a Lampedusa, 4 gli agrigentini finiti nei guai: ecco i loro ruoli

Il Gip: "Gaetano Rizzo manteneva i rapporti diretti con Salvatore Capraro e Davide Licata, occupandosi delle trasferte finalizzate a consegnare a questi ultimi le sostanze stupefacenti da vendere nel territorio di Agrigento"

Sono quattro gli agrigentini che sono rimasti coinvolti nel blitz antidroga denominato "Lampedusa". Due -  Davide Licata di 32 anni e Salvatore Capraro di 29 - sono stati portati in carcere; uno: Calogero Vignera di 35 anni è stato posto ai domiciliari; obbligo di dimora invece per Angelo Cardella di 46 anni. 

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L'inchiesta - coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e messa in campo dalla polizia - è partita nel luglio del 2016 ed è durata fino a dicembre dell'anno successivo. Lo spaccato, fatto emergere dalle indagini, è allarmante: vi sarebbe stata all'opera una associazione a delinquere dedita al traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana. "Roba" reperita, tra l’altro, in territorio calabrese e destinata poi ad essere smerciata nei mercatini rionali del Palermitano, dell'Agrigentino e perfino sull'isola di Lampedusa. 

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La ricostruzione accolta dal Gip 

"Promotori dell’associazione a delinquere: Giuseppe Bronte, suo cugino Salvatore Bronte e Gaetano Rizzo - ha scritto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo - . I primi due curavano il costante reperimento dello stupefacente presso i fornitori, intrattenendo, mediante utenze riservate e scambio di sms, rapporti diretti con il fornitore calabrese Domenico Stilo e intervenendo anche presso gli spacciatori attivi nei mercati locali per risolvere problematiche legate al mancato pagamento delle partite di stupefacenti. Gaetano Rizzo, del rione “villaggio Santa Rosalia”, manteneva i rapporti diretti con gli agrigentini Salvatore Capraro e Davide Licata - prosegue la ricostruzione del Gip del tribunale di Palermo - occupandosi delle trasferte finalizzate a consegnare a questi ultimi le sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina da vendere nel territorio di Agrigento e destinate sino all’isola di Lampedusa. Si appurava - entra nel dettaglio il giudice per le indagini preliminari - che da giugno a settembre 2106 Capraro destinava lo stupefacente acquistato al mercato dello spaccio nell’isola di Lampedusa, località  dove veniva trasportato utilizzando la motonave che parte da Porto Empedocle".

IL VIDEO. La coca calabrese venduta nei mercati rionali dell'Agrigentino 

Forniture fuori Palermo 

"Le forniture fuori provincia venivano realizzate dai congiunti di Gaetano Rizzo, Emanuele Rizzo e Francesco Portanova, rispettivamente fratello e cognato. Emanuele Rizzo si adoperava - prosegue la ricostruzione ufficiale che è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo - quale tenutario di una parte della cassa dell’associazione, almeno fino al 24 ottobre del 2016, data in cui veniva arrestato per il trasporto di due chili di hashish e 210 grammi di cocaina, nella sua abitazione venne trovata la somma di 193.000 euro in contanti. L’attività di trasporto dello stupefacente era agevolata dall’occupazione lavorativa espletata dai corrieri: venditori ambulanti che quotidianamente si spostavano fuori provincia per lavorare in mercatini rionali. Tra gli acquirenti di stupefacente sul mercato Agrigentino, oltre a Davide Licata e Salvatore Capraro - prosegue il Gip - emergeva Angelo Cardella, il quale riceveva lo stupefacente anche da Ivan La Spisa, parente di Gaetano Rizzo. Lo stupefacente raggiungeva la piazza di spaccio alla dettaglio di Carini, grazie all’impiego del pusher Gianluca Gambino che effettuava ripetute consegne giornaliere previo appuntamento telefonico. Nelle indagini emergeva, inoltre, l’attività di Dante Parisi che, unitamente alla nuora Alessandra Pepati, risultava trasportare e alienare partite di stupefacente ad acquirenti della Sicilia orientale, tra cui il lentinese Vincenzo Terranova. Nel corso delle indagini, nel settembre 2017, si individuava - prosegue la ricostruzione ufficiale accolta dal Gip - una piantagione di indoor di marijuana nel territorio di Villafrati con l'arresto di colui che se ne occupava materialmente e si accertava operare sotto le direttive di Salvatore Bronte".

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IL VIDEO. L'uscita degli arrestati dalla Questura di Palermo 

Sequestri e arresti durante l'attività investigativa  

Nel corso delle indagini sono stati effettuati arresti e sequestri. "Il 26 agosto del 2016 è stato arrestato - ha ricostruito ufficialmente la Questura di Palermo - Robertino Rubino ed è scattato il sequestro di quattro chili di hashish e 105 grammi di cocaina; il 24 ottobre dello stesso anno è stato arrestato Emanuele Rizzo e sono stati sequestrati due chili di hashish, 210 grammi di cocaina e 193 mila euro; il 3 febbraio del 2017 è stato arrestato Francesco Portanova e sono stati sequestrati due chili di hashish; il 27 aprile del 2017 è stato arrestato Pietro La Cara e sono stati sequestrati 10 chili di hashish; il 5 settembre dello stesso anno è stato arrestato Alberto Calabrese per la coltivazione di una piantagione indoor di canapa, realizzata  in concorso con Salvatore Bronte. Ed ancora, il 23 ottobre del 2017, a Rosolini, nel Siracusano, con la locale Squadra Mobile, è stato arrestato Dante Parisi assieme alla nuora Alessandra Pepati per il trasporto di sostanza stupefacente del tipo cocaina dal peso lordo di 1,100 chili. Nel contesto d’indagine si arrivava - ha concluso la Squadra Mobile di Palermo - al sequestro complessivo di 18 chili di hashish, 3,350 chili di cocaina, 44 piante di marijuana e di 193.000 euro". 

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