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(foto ARCHIVIO)

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Il governo spagnolo contro l'Open Arms: "Potevano andare a Malta e non lo hanno voluto fare"

La Ong: "Dopo l'ultimo salvataggio, Malta ha offerto di tenere solo gli ultimi 39 migranti soccorsi quando già ne avevamo a bordo oltre 100 da 15 giorni e dei quali non voleva sapere nulla"

Open Arms, arrivano nuove bordate, ma questa volta è "fuoco amico". A prendere posizione nei confronti della Ong è infatti il governo spagnolo. In un'intervista alla radio Cadena Ser riportata da Adnkronos, la vice premier Carmen Calvo accusa la nave: "Gli abbiamo offerto ogni tipo di aiuto, cure mediche, cibo..Non capiamo la posizione di Open Arms. Capiamo che la situazione è critica per l'incertezza e la disperazione, però una volta che hanno un porto sicuro ed i migranti sanno dove andare, chiunque capisce che non c'è alcun problema". Ma non solo: secondo Calvo la Open Arms avrebbe potuto dirigersi verso Malta "e non ha voluto, si è diretta verso l'Italia. Non ha voluto andare a Malta".

Open Arms: "Malta ha offerto di tenere solo gli ultimi 39 soccorsi"

"Non è vero che la nave di Open Arms avrebbe potuto andare a Malta invece che in Italia". Lo ha detto, secondo quanto riporta l'Adnkronos, Oscar  Camps, fondatore della ong spagnola, contestando le dichiarazioni della numero due del governo di Madrid, Carmen Calvo. "Malta ci ha negato  lo sbarco dal primo momento - ha detto Camps in un'intervista a "El Diario" - Dopo l'ultimo salvataggio, Malta ha offerto di tenere solo gli ultimi 39 migranti soccorsi, quando già ne avevamo a bordo oltre 100 da 15 giorni e dei quali non voleva sapere nulla". Secondo il fondatore di Open Arms, "quando, dieci ore dopo il salvataggio, si è avvicinata una motovedetta maltese, c'è stata una rivolta a bordo, perché pensavano che sarebbero stati riportati in Libia. Il capitano - ha concluso - non ha potuto compiere il trasferimento, ripeto, solo di 39 persone. Non c'è mai stato offerto di sbarcare anche gli altri".

Maiorca individuato come porto sicuro

Intanto sembra smuoversi, dopo 18 giorni di scontri e di stalli, la situazione per i 107 migranti a bordo della nave Open Arms. Se ieri il governo spagnolo aveva offerto un proprio porto per l'approdo - ritenuto eccessivamente lontano dall'equipaggio - adesso le trattative hanno consentito di individuare come punto di arrivo il porto di Maiorca. Una scelta ritenuta comunque "Incomprensibile" dalla Ong che all'agenzia Ansa ha voluto evidenziare la contraddittorietà del provvedimento. "Con la nostra imbarcazione a 800 metri dalle coste di Lampedusa, gli stati europei stanno chiedendo a una piccola ong come la nostra, di affrontare 590 miglia e 3 giorni di navigazione, in condizioni metereologiche peraltro avverse, con 107 persone stremate a bordo e 19 volontari e volontarie molto provati che da più di 24 giorni provano a garantire quei diritti che l'Europa nega".

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L'Open Arms rivolge quindi a Spagna e Italia un appello "garantire, mettendo a disposizione tutti i mezzi necessari, che queste persone finalmente sbarchino in un porto sicuro".  Un'apertura vera e propria, in sostanza, all'ipotesi che i due Governi possano garantire un passaggio sicuro fino alle coste spagnole, per quanto la Ong avrebbe anche valutato l'ipotesi di affittare un boeing per 200 persone per raggiungere così la Spagna. "Ci hanno comunicato che vorrebbero trasferire solo una parte dei 107 naufraghi nelle navi militari, il resto dei migranti dovremmo portarli noi e questo è impossibile", hanno detto all'Ansa.

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Cascio: "Nessuna emergenza igienico-sanitaria"

Intanto torna a prendere la parola Francesco Cascio, ex deputato dell'Ars e oggi medico in servizio al poliambulatorio di Lampedusa. Parlando all'agenzia Adnkronos si è detto "felice che non ci sia emergenza igienico-sanitaria a bordo della nave Open Arms, come emergerebbe dalla relazione dell'ispezione sanitaria, in fondo - aggiunge- non avevamo tutti i torti, anche se siamo stati attaccati da più parti".

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Lo stesso Cascio, comunque, conclude: "Tre settimane in mare sono troppe, ora dovrebbero scendere dalla nave".

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