Da Santa Margherita di Belìce a Brescia, Onorio Di Giovanna: "Penso alla mia terra tutti i giorni"

Una visione romantica del distacco, un paese bello che profuma di grande storia. L'arrivederci alla propria città, comporta saluti che toccano forte al cuore

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Un lungo cammino che ti porta lontano, il tuo paese felice e l’ambizione di fare qualcosa in più. Uno zaino pieno di sogni e con i segreti della mamma, gli odori della tua terra che, seppur volendo, non potresti neppure confondere o dimenticare. Milano vista da lontano può anche far paura, da vicino è un’altra storia. Hai l’ambizione di viverla e la voglia matta di conoscerla. Così a piccoli passi, si aprono le porte delle università più prestigiose. Il nostro volto della settimana, si chiama Onorio Di Giovanna, è uno specialista consulente Finanziario, ecco la sua storia.

Raccontaci la tua storia 

"Il mio nome è Onorio Di Giovanna, sono uno Specialista Consulente Finanziario per conto di Poste Italiane e un Graphic Designer, curando la comunicazione di aziende ed eventi importanti. Sono sposato con Graziella, anch’essa Siciliana. Viviamo a Brescia da pochi anni dopo aver vissuto a Milano, città dove ho studiato e lavorato dal 2005 al 2015. Nel 2005 infatti, terminata la maturità, lascio la mia Sicilia per iniziare una nuova avventura, un nuovo percorso, ma mai avrei pensato, sperato e creduto di rimanerci fino ad oggi. Intraprendo gli studi presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolia del Sacro Cuore e vivo per 4 anni presso il Collegio Augustinianum, luogo che non fu solo un opportunità di dimora, ma di crescita e formazione culturale, sociale e umana. Un luogo storico abitato da Mario Capanna, promotore e leader della Rivoluzione Studentesca partita proprio a Milano e proprio in Università Cattolica nella fine degli anni 60 ed inizio 70, e poi ancora, Romano Prodi, Vincenzo Mollica, Tiziano Treu, Ciriaco De Mita, Amintore Fanfani e molti altri". 

 Perché hai scelto di lasciare Agrigento?

- Perché hai scelto di lasciare Agrigento? In realtà non fu una vera e propria scelta. Ho dei genitori che da sempre hanno voluto donarmi il meglio in tutte le aree della mia vita; il loro incoraggiamento e la loro spinta verso un luogo che poteva offrirmi qualcosa di diverso e migliore, hanno contribuito al concepimento dell’idea di lasciare la Sicilia. Ma ripeto, non la considerai una scelta di vita, ma la vissi come una parentesi tonda da chiudersi alla fine del percorso degli studi, perché il mio intento era quello di tornare". 

Ti manca la tua città?

- "Non voglio sembrare retorico e nemmeno scontato, ma credimi se ti dico che ci penso tutti i giorni. Le relazioni, le amicizie, il capirsi con lo sguardo, il senso dell’umorismo, il mare, il sole, la terra, così come non vedere invecchiare i tuoi genitori e non poterli proteggere o riempire di coccole, sono cose che troverai in niente e nessuno. Sono un 'cristiano radicale' e credo però che il buon Dio abbia costruito tutto questo facendomi piantare radici lontano da casa, per uno scopo decisamente grande.".

Cosa cambieresti di  Santa Margherita di Belìce ?

"Cosa cambieresti del tuo paese di origine? Cambierei l’approccio alla vita politica. Molti ragazzi vedono la politica qualcosa ancora per “i grandi”, ed i grandi non sono in grado di passare il testimone. Basterebbe un po’ più di intraprendenza e voglia di essere protagonisti, ma non per pura vana e personale gloria ma bensì per il grande valore che hanno le giovani generazioni. La mia città è Santa Margherita di Belìce, la Città del Gattopardo, città piena di storia, di cultura, di arte, eppure manca un pò di coraggio, coraggio di prendere l’iniziativa senza aspettare che lo facciano gli altri. Ci si lamenta troppo e ci si impegna troppo poco per creare quello che manca, ma sono certo che è davvero questione di poco tempo, e tutto questo prenderà una piega diversa. Sono molto fiducioso".

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

- "Si, più che un consiglio, faccio un vero e proprio appello: non smettete un solo istante di sognare e credere che le cose cambiano soltanto se si decide di ribaltare le cose, consapevolizzandosi che i giovani il motore di tutto. I giovanni sono forti, sono intraprendenti, conoscono quello che c’è oltre uno schermo di uno smartphone o di un social network".

Sogni di tornare?

"Ritornare ad oggi per me non è soltanto una possibilità ma credo si possa concretizzare quasi in un obiettivo. Tornare a vivere in Sicilia per me è un pensiero che profuma di altruismo, di servizio; infatti, a differenza di molti altri siciliani che hanno trovato il loro equilibrio in un mezzo pubblico sempre puntuale, in un parco attrezzato con verde e alberi ovunque, in centri commerciali o mega store di vario tipo, nella qualità della vita che si sintetizza in servizi di ogni tipo, io sento di avere una vera e propria vocazione verso la mia terra, una vocazione che mi rende disponibile sin da adesso a tanti km di distanza per contribuire alla rinascita di un luogo tra i più belli al mondo, figuramoci se fossi presente in loco, vivrei dopo che per la mia famiglia, per la mia terra. Megalomane? Sono solo innamorato, e anche se l’amore è cieco, gli occhi del mio cuore non perderanno mai la vista". 

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