Lunedì, 22 Luglio 2024
Cronaca

"Fracassò il cranio al cognato", 59enne arrestato dopo 27 anni

Dopo l'omicidio, avvenuto il 31 agosto del 1991, l'assassino - condannato a 15 anni in contumacia - aveva fatto perdere le proprie tracce. E' stato ritrovato dalla polizia

L'omicidio avvenne quasi 27 anni fa - era il 31 agosto del 1991 - a Susegana, in provincia di Treviso. Il responsabile è stato catturato ad Agrigento dove, da anni, viveva tranquillamente con i suoi familiari.  

Era una tranquilla giornata di fine estate, quella del 31 agosto 1991. Una giornata che venne funestata da un delitto violento, finito poi nell'oblio. Durante una furiosa lite scoppiata all'interno di un'abitazione, tra due cittadini marocchini, Souhair Lekbir, oggi 59 anni, venditore ambulante, uccise, fracassandogli il cranio con un corpo contundente, il cognato, Laohoucine El Mahmoudi. Il killer non verrà più rintracciato: fuggì via subito dopo il delitto e sparì nel nulla. L'ipotesi più accreditata fu quella della fuga verso il Paese d'origine. A distanza di quasi 30 anni gli investigatori della squadra mobile di Treviso sono riusciti a catturare il responsabile dell'omicidio (condannato, il 14 settembre 1992, in contumacia a 15 anni di reclusioni) che si era nel frattempo trasferito ad Agrigento dove da anni viveva tranquillamente con i suoi famigliari.

Lo straniero, ottenuto il permesso di soggiorno (nel 1994) e divenuto poi cittadino italiano, è stato identificato grazie ad una minuziosa analisi, svolta dagli investigatori della polizia scientifica di Padova, delle fotografie usate per i documenti ottenuti negli anni dal 59enne. Il "confronto somatico fisionomico" non lascia spazio a dubbi: il killer di Susegana era lui e ora si trova rinchiuso nel carcere di Agrigento. Quando le manette sono scattate - racconta il capo della squadra mobile di Treviso, Claudio Di Paola - lo straniero si è detto innocente e ha pregato Allah.

L'esame delle foto di Souhair Lekbir è stato fondamentale: l'uomo, nel richiedere i documenti italiani (permesso di soggiorno, patente, carta d'identità), aveva fornito una data di nascita diversa da quella reale (impossibile la verifica attraverso le autorità marocchine). A complicare il quadro anche il suo nome, molto comune tra i cittadini marocchini. Fondamentale è stata la testimonianza del padre del 59enne (che vive in Marocco). L'uomo venne sentito dall'Interpol e visionando la foto del figlio risalente al 1991 e quella attuale, confermò che si trattava della stessa persona.

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