Cronaca

"Al volante drogato e ubriaco, si schianta e muore l'amico": il caso dal gup

La vittima si chiamava Giuseppe Terrosi e aveva 32 anni, nello scontro restarono feriti altri due giovani. La procura chiede il rinvio a giudizio del 50enne Maurizio Modica per l'accusa di omicidio stradale

L'auto schiantata contro il palo, nel riquadro la vittima

Il caso dell'incidente mortale che costò la vita al trentaduenne Giuseppe Terrosi, seduto dietro il sedile del conducente, e provocò il ferimento di altri due passeggeri, approda dal gup. 

Il pubblico ministero Sara Varazi ha chiesto il rinvio a giudizio di Maurizio Modica, l'automobilista di 50 anni accusato di omicidio stradale e lesioni personali gravi: non tutte le notifiche, però, sono andate a buon fine e il giudice Stefano Zammuto ha rinviato l'udienza preliminare al 6 luglio.

L'imputato, secondo quanto ha accertato una doppia consulenza disposta dalla Procura, guidava con un tasso alcolico di cinque volte superiore alla norma e ha superato di 20 chilometri orari il limite, fissato in 30, con cui ha percorso la curva in via Teatro Tenda, traversa del viale Cavaleri Magazzeni.

La circostanza gli ha fatto perdere il controllo della Peugeot 207 che, nella notte fra il 21 e il 22 febbraio dell'anno scorso, ha urtato contro il muro. Nell'impatto Terrosi, seduto nel sedile posteriore dell'auto, ha battuto la testa morendo sul colpo. Restarono feriti lo stesso Modica e gli altri due amici, fra cui una ragazza ventenne, che si trovavano nell'auto. 

Un elemento sottolineato nella consulenza tecnica, redatta dall'ingegnere Venero Torrisi per conto della Procura, è il mancato utilizzo della cintura di sicurezza anche se la regola che prevede l'obbligo di indossarla anche ai passeggeri che viaggiano nei sedili posteriori, di fatto, è disapplicata da tutti. Neppure gli altri due feriti la indossavano.

In sostanza, secondo il consulente del pm, probabilmente Terrosi sarebbe rimasto vivo e gli altri due passeggeri, con cui avevano trascorso insieme la serata in un locale di San Leone, non sarebbero rimasti feriti se l'avessero indossata tutti.

Il difensore dell'imputato, l'avvocato Teresa Alba Raguccia, potrà chiedere eventuali riti alternativi come il giudizio abbreviato o il patteggiamento. I familiari di Terrosi, assistiti dall'avvocato Daniela Posante, si sono costituiti parte civile. Lo stesso potranno fare gli altri due amici rimasti feriti che non hanno ancora ricevuto la notifica del procedimento. 

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