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Il fermo dell'indagato

Il fermo dell'indagato

L'omicidio di Canicattì, 3 settimane dopo il delitto dell'agricoltore ritrovata la pistola

L'anziano ha continuato a collaborare con polizia e carabinieri ed ha consentito, nelle ultime ore, di ritrovare la 7,65 con matricola abrasa utilizzata per esplodere i due colpi che hanno freddato il sessantottenne

Tre settimane dopo il delitto del sessantottenne Vincenzo Sciascia Cannizzaro di Canicattì, avvenuto in contrada Calici: all'ingresso di Canicattì, polizia e carabinieri sono riusciti a ritrovare l'arma che Carmelo Rubino ha utilizzato quella mattina del 27 settembre per freddare il coetaneo. Rubino è accusato di omicidio pluriaggravato e porto illegale di arma da fuoco aggravato. L'indagato ha confessato l'omicidio prima davanti al Pm Paola Vetro che sta coordinando l'inchiesta e poi davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento Luisa Turco. "Sono stato io, mi è venuto incontro in maniera violenta e ho sparato. Sono distrutto per quello che ho fatto, non ricordo bene" - disse il 30 settembre davanti al gip - . 

L'agricoltore ucciso, il vicino di casa confessa: "Sono distrutto"

L'anziano, rappresentato e difeso dagli avvocati Diego Guadagnino e Marcella Bonsangue, si trova in carcere e, nelle ultime ore, ha continuato a collaborare con carabinieri e polizia ed ha consentito di ritrovare la pistola utilizzata. Si tratta di una 7,65 con matricola abrasa e due proiettili ancora nel serbatoio, uno dei quali in canna. La pistola, dopo il delitto, era stata nascosta a margine della stradina d'ingresso ad un appezzamento di terreno in contrada Cazzola a Canicattì. Il ritrovamento è stato effettuato nella serata di ieri dai poliziotti del commissariato cittadino e da quelli della Squadra Mobile, dai carabinieri del nucleo Investigativo del comando provinciale di Agrigento e da quelli della locale compagnia.  

L'omicidio dell'agricoltore, il gip convalida il fermo: Rubino resta in carcere

L’agricoltore di 68 anni è stato ucciso con due colpi di pistola al volto. La presenza di un testimone oculare del fatto e il suo racconto è risultato essere decisivo per fare scattare il fermo del vicino di casa che avrebbe fatto fuoco al culmine dell’ennesima lite per a una servitù di passaggio contestata. 

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