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Il verdetto / Raffadali

Pensionato ucciso a colpi di pistola nella sua casa di campagna: condanna all'ergastolo per uno dei killer

Carcere a vita per il 47enne di Santa Elisabetta, Roberto Lampasona, ritenuto uno degli autori materiali dell'omicidio del pensionato di Raffadali, Pasquale Mangione, ucciso nel 2011. L'inchiesta ha avuto un'accelerazione dopo il pentimento di uno dei presunti organizzatori dell'agguato

Condanna all'ergastolo per il 46enne di Santa Elisabetta, Roberto Lampasona, accusato di essere uno degli autori materiali dell'omicidio del pensionato di Raffadali Pasquale Mangione, ex impiegato comunale, ucciso a colpi di pistola e colpito alla testa col calcio della stessa arma il 2 dicembre del 2011, nella sua abitazione di campagna in contrada Modaccamo.

La sentenza è stata emessa dalla Corte di assise di Agrigento presieduta da Wilma Angela Mazzara che ha accolto le richieste del pubblico ministero Sara Varazi a conclusione della requisitoria del processo nel quale Lampasona era unico imputato perché gli altri due accusati hanno scelto il giudizio abbreviato. 

Pensionato assassinato a colpi di pistola, ridotte due condanne

A svelare i retroscena della vicenda era stato Antonino Mangione che si è autoaccusato di avere organizzato l'omicidio tirando in ballo uno dei figli della vittima, in un primo momento indagato con l'accusa di essere stato il mandante prima di venire scagionato. 

Roberto Lampasona-4

"Mi chiese se potevo organizzare l'omicidio del padre, era diventato un fastidio per lui perché andava in giro a molestare donne in paese. Mi diede 5mila euro che spartimmo con Roberto Lampasona (nella foto in alto) e Angelo D'Antona, altri 1.300 euro li pagò a parte per la pistola che acquistai da un palmese". Così il collaborante aveva raccontato la decisione di uccidere il pensionato. 

Pensionato ucciso in casa, chieste 2 condanne

A commettere materialmente l'omicidio, secondo il racconto di Mangione, sarebbero stati Lampasona e D'Antona. Il collaborante aveva aggiunto: "Ho chiesto l'autorizzazione a Francesco Fragapane (condannato con l'accusa di essere il nuovo capo mandamento) che mi disse che la vittima non apparteneva a Cosa Nostra e, in definitiva, potevamo fare quello che volevamo". La pista familiare è stata accantonata tanto che la Procura ha chiesto l’archiviazione per il figlio della vittima (ratificata dal gip) e mandato a processo solo Antonino Mangione, D’Antona e Lampasona. I primi due sono stati condannati nel troncone abbreviato (16 anni D'Antona, 10 anni Mangione).

Omicidio Mangione, due condanne

I difensori di Lampasona, gli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Manganello, avevano chiesto l'assoluzione sostenendo che le accuse di Antonino Mangione fossero la conseguenza di astio personale e avessero l'obiettivo di allontanare i sospetti da un suo familiare. 

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