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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Movente oscuro / Raffadali

Pensionato ucciso a colpi di pistola nella sua casa di campagna: chiesto ergastolo per il presunto killer

Il pm propone il carcere a vita per il 46enne di Santa Elisabetta, Roberto Lampasona, ritenuto uno degli autori materiali dell'omicidio del pensionato di Raffadali, Pasquale Mangione, ucciso nel 2011. L'inchiesta ha avuto un'accelerazione grazie alla collaborazione, assai discussa, di uno dei presunti organizzatori del delitto, Antonino Mangione

La condanna all'ergastolo per il 46enne di Santa Elisabetta, Roberto Lampasona, accusato di essere uno degli autori materiali dell'omicidio del pensionato di Raffadali Pasquale Mangione, ex impiegato comunale, ucciso a colpi di pistola e colpito alla testa col calcio della stessa arma il 2 dicembre del 2011, nella sua abitazione di campagna in in contrada Modaccamo.

E' stata chiesta dal pubblico ministero Sara Varazi a conclusione della requisitoria del processo nel quale Lampasona è unico imputato perchè gli altri due accusati hanno scelto il giudizio abbreviato. 

A svelare i retroscena della vicenda era stato Antonino Mangione che si è autoaccusato di avere organizzato l'omicidio tirando in ballo uno dei figli della vittima, in un primo momento indagato con l'accusa di essere stato il mandante prima di venire scagionato. 

"Mi chiese se potevo organizzare l'omicidio del padre, era diventato un fastidio per lui perché andava in giro a molestare donne in paese. Mi diede 5mila euro che spartimmo con Roberto Lampasona e Angelo D'Antona, altri 1.300 euro li pagò a parte per la pistola che acquistai da un palmese". Così il collaborante aveva raccontato la decisione di uccidere il pensionato. 

A commettere materialmente l'omicidio, secondo il racconto di Mangione, sarebbero stati Lampasona e D'Antona. Il collaborante aveva aggiunto: "Ho chiesto l'autorizzazione a Francesco Fragapane (condannato con l'accusa di essere il nuovo capo mandamento) che mi disse che la vittima non apparteneva a Cosa Nostra e, in definitiva, potevamo fare quello che volevamo". La pista familiare è stata accantonata tanto che la Procura ha chiesto l’archiviazione per il figlio della vittima (ratificata dal gip) e mandato a processo solo Antonino Mangione, D’Antona e Lampasona. I primi due sono stati condannati nel troncone abbreviato (30 anni D'Antona, 16 anni Mangione) ed è in corso il processo di appello. La collaborazione di Antonino Mangione, che ha tirato in ballo anche altre persone coinvolte nell'inchiesta di mafia Kerkent e non solo, è stata messa in discussione dalle rivelazioni dell'ex compagna che lo ha accusato di essersi inventato tutto.

Secondo il pm, tuttavia, le prove a carico di Lampasona arriverebbero dal contenuto di alcune intercettazioni che riscontrerebbero le dichiarazioni di Antonino Mangione. I difensori, gli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Manganello, illustreranno la loro arringa conclusiva il 14 novembre. 

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