Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

"Pensionato ucciso con due colpi di pistola nel 2011", cade il movente delle molestie?

La Procura, concluso l'incidente probatorio in cui è stato sentito il collaborante, chiede tre rinvii a giudizio: nella lista non figura più uno dei figli della vittima al quale si contestava inizialmente di essere il mandante

Pasquale Mangione

Ucciso con due colpi di pistola alla spalla e alla schiena e con ripetuti colpi alla testa con il calcio della stessa arma. L'inchiesta sulla morte del pensionato di Raffadali, Pasquale Mangione, ucciso dieci anni fa, approda in aula per l'udienza preliminare fissata per il 2 settembre davanti al gup Micaela Raimondo.

Il pubblico ministero Sara Varazi sembra avere messo da parte la pista legata alle molestie che sarebbero state commesse dalla vittima tanto che non compare fra gli imputati uno dei figli, inizialmente accusato di essere stato il mandante.

A rischiare il rinvio a giudizio sono Antonino Mangione, 40 anni, il collaborante che ha raccontato dettagli, retroscena e singoli ruoli nell'esecuzione del delitto; Roberto Lampasona, 44 anni, di Santa Elisabetta, ritenuto legato alla mafia ma sempre assolto e Angelo D'Antona, 36 anni, di Raffadali. I difensori dei tre imputati - gli avvocati Salvatore Pennica, Teresa Alba Raguccia, Antonino Gaziano e Valentina Tranchina - potranno scegliere il rito abbreviato perchè l'omicidio è stato commesso prima dell'entrata in vigore della riforma, nel 2019, che lo ha abolito per i reati puniti con l'ergastolo.

Proprio nei giorni scorsi, davanti al gip Luisa Turco che lo scorso settembre aveva firmato le ordinanze cautelari in carcere, si è celebrato l'incidente probatorio nel quale Mangione, pur con qualche incertezza, ha sostanzialmente confermato le accuse.

In un primo momento aveva detto che l'omicidio era stato pagato con 10.000 euro da dividere in tre. Infine aveva corretto il tiro dicendo che il delitto era stato commissionato con 5.000 euro oltre ai 1.300 euro ricevuti a parte per l'arma. L'omicidio è avvenuto in contrada Modaccamo, strada di campagna fra Raffadali e Cianciana il 2 dicembre del 2011.

Antonino Mangione aveva confermato le accuse al figlio della vittima. "Mi chiese se potevo organizzare l'omicidio del padre - aveva detto -, era diventato un fastidio per lui perchè andava in giro a molestare donne in paese. Mi diede 5mila euro che spartimmo con Roberto Lampasona e Angelo D'Antona, altri 1.300 euro li pagò a parte per la pistola che acquistai da un palmese".

A commettere materialmente l'omicidio, secondo il racconto di Mangione, sarebbero stati Roberto Lampasona, 43 anni e Angelo D'Antona, 36 anni.

Il collaborante aveva aggiunto: "Ho chiesto l'autorizzazione a Francesco Fragapane (condannato con l'accusa di essere il nuovo capo mandamento) che mi disse che la vittima non apparteneva a Cosa Nostra e, in definitiva, potevamo fare quello che volevamo". 

Mentre per Fragapane si procede separatamente della posizione del figlio della vittima, da cui ne scaturiva anche il movente, non c'è traccia. 

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