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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Il processo / Raffadali

Pensionato ucciso nella sua casa di campagna, in aula medico legale: "Non è detto che sia stato colpito col calcio della pistola"

Gli accertamenti sul cadavere non confermano con certezza la versione raccontata dal collaborante Antonino Mangione sul decesso dell'omonimo Pasquale Mangione: in questo troncone processuale, dopo due condanne, è imputato il solo Roberto Lampasona

"Non ci sono certezze sul fatto che le ferite e i traumi alla testa della vittima siano riconducibili al calcio di una pistola, di sicuro si è trattato di un oggetto contundente". Lo ha detto il medico legale Livio Milone deponendo al processo per l'omicidio del pensionato di Raffadali Pasquale Mangione in cui è imputato Roberto Lampasona, 45 anni di Santa Elisabetta.

Il delitto del sessantanovenne a colpi di pistola è avvenuto in contrada Modaccamo, strada di campagna fra Raffadali e Cianciana, il 2 dicembre del 2011. A svelare i retroscena della vicenda era stato Antonino Mangione che si è autoaccusato di avere organizzato l'omicidio tirando in ballo uno dei figli della vittima, in un primo momento indagato con l'accusa di essere stato il mandante prima di venire scagionato. 

"Mi chiese se potevo organizzare l'omicidio del padre, era diventato un fastidio per lui perché andava in giro a molestare donne in paese. Mi diede 5mila euro che spartimmo con Roberto Lampasona e Angelo D'Antona, altri 1.300 euro li pagò a parte per la pistola che acquistai da un palmese". Così il collaborante aveva raccontato la decisione di uccidere il pensionato. 

A commettere materialmente l'omicidio, secondo il racconto di Mangione, sarebbero stati Lampasona e D'Antona. Il collaborante aveva aggiunto: "Ho chiesto l'autorizzazione a Francesco Fragapane (condannato con l'accusa di essere il nuovo capo mandamento) che mi disse che la vittima non apparteneva a Cosa Nostra e, in definitiva, potevamo fare quello che volevamo".

La pista familiare è stata accantonata tanto che la Procura ha chiesto l’archiviazione per il figlio della vittima (ratificata dal gip) e mandato a processo solo Antonino Mangione, D’Antona e Lampasona. I primi due sono stati condannati nel troncone abbreviato (30 anni D'Antona, 16 anni Mangione) mentre Lampasona è stato rinviato a giudizio. Il 5 luglio sarà sentito in aula proprio Francesco Mangione, figlio della vittima in un primo momento indagato.

Il medico legale, ascoltato davanti alla Corte di assise presieduta da Wilma Angela Mazzara, rispondendo al pm Sara Varazi e ai difensori dell'imputato, gli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Manganello, ha ricostruito gli esiti dell'autopsia. Il collaborante aveva raccontato che la vittima, dopo essere stata colpita con alcuni colpi di pistola davanti alla casa di campagna, era riuscita a fuggire dentro l'abitazione ed era stata finita dai killer con il calcio della pistola.

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